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	<title>Selvaggio web &#187; ipv6</title>
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		<title>Internet, lo spazio stà finendo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 20:35:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
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		<description><![CDATA[di Andrea Chirichelli La Number Resource Organisation è un ente che rappresenta gli interessi dei cosiddetti Regional Internet Registres, altri enti che hanno in gestione gli indirizzi IP per conto della IANA, organismo che li assegna a chi ne fa richiesta. Aggiungeremmo che la Iama fa parte dello Iab, ma forse il discorso diventerebbe troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Andrea Chirichelli</em></p>
<p>La <strong>Number Resource Organisation</strong> è un ente che  rappresenta gli interessi dei cosiddetti Regional Internet Registres,  altri enti che hanno in gestione gli <strong>indirizzi IP</strong> per  conto della IANA, organismo che li assegna a chi ne fa richiesta.  Aggiungeremmo che la Iama fa parte dello Iab, ma forse il discorso  diventerebbe troppo complesso. A che serve tutta questa burocrazia? Ad  avvisarci che lo spazio su internet <a href="http://www.telegraph.co.uk/technology/news/7020917/Grave-consequences-if-web-community-doesnt-switch-to-new-address-protocol.html">sta  velocemente finendo</a>. Quante altre volte avete sentito questa  storia? Spesso, crediamo.</p>
<p>I primi avvisi giunsero proprio all&#8217;alba della storia del web, come  una sorta di <em>memento mori</em> che forse però non teneva conto della  supersonica velocità di sviluppo dello stesso. Beh, pare che adesso,  stiano davvero finendo gli indirizzi. Come tutti sanno infatti, ad ogni  sito corrisponde un unico indirizzo IP, rappresentato da una serie di  numeri, ai quali viene conferito anche un nome, come www.wired.it,  perché possa essere più facile da raggiungere per il navigatore. Facendo  dei calcoli, pare che sia rimasto libero solo il 10% di spazio tra  tutti gli indirizzi disponibili ed è quindi ora di cambiare protocollo.</p>
<p>Già, perché il <em>problema</em> esiste in quanto non è stato ancora  completato, ed anzi, siamo ancora ben lontani dall&#8217;essere anche solo  vicini al suo termine, il passaggio dal sistema IPv4 a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/IPv6">IPv6</a>, ovvero ad un nuovo  sistema di indirizzamento di rete, che usa otto gruppi di cifre  esadecimali ciascuno. Che vuol dire all&#8217;atto pratico? Avere più spazio:  gli indirizzi IPv4 sono codici binari a 32 bit e ce ne sono a  disposizione più di 4 miliardi (ossia 232 , tutte le combinazioni di  numeri comprese tra 0.0.0.0 e 255.255.255.255) . Il protocollo IPv6  permette di gestire fino a 2128 indirizzi (ossia molti, ma molti di più,  per la precisione <strong>340 miliardi di miliardi di miliardi di  miliardi di indirizzi</strong> in totale ).</p>
<p style="text-align: center;"><code></code></p>
<p>Eppure, andando avanti alla velocità attuale, il tempo potrebbe non  bastare. Raul Echeberria, segretario del Number Resource Organisation ha  affermato che solo il 17% tra 610 enti, governi, pubbliche  amministrazioni e imprese, considerate da un sondaggio realizzato  dall&#8217;Unione Europea, hanno effettuato l&#8217;upgrade a IPv6. Il passaggio non  è eccessivamente problematico, dicono gli esperti, ma è costoso, visto  che bisogna aggiornare o sostituire software e hardware.</p>
<p>Finora sono astati utilizzati alcuni escamotage, come mettere 25 web  server su un solo IP, ma ora le scorciatoie non bastano più. Insomma,  anche stavolta è una questione di soldi, ma il problema, dopo tanti <em>al  lupo al lupo</em>, è serio e va risolto in fretta. Certo, anche cercare  di rintracciare gli indirizzi assegnati da più di X anni, oramai  inutilizzati e ridistribuirli non sarebbe nemmeno la peggiore delle  idee&#8230;</p>
<p><a href="http://www.wired.it/news/archivio/2010-01/26/internet,-non-c-e-piu-spazio.aspx" target="_blank"><em>wired</em></a></p>
<p>[wordbay]“pc”[/wordbay]</p>
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