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	<title>Selvaggio web &#187; google</title>
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		<title>Google e CIA, chi spia di più?</title>
		<link>http://www.selvagg.it/2010/09/google-e-cia-chi-spia-di-piu/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 12:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo anni di cooperazione, l&#8217;azienda californiana e l&#8217;agenzia d&#8217;intelligence americana investono in un futuristico progetto per controllare cosa succede in rete. Con il pretesto della lotta al terrorismo, le agenzie di spionaggio statunitensi stanno sviluppando sistemi sempre più elaborati di sorveglianza e schedatura di massa attraverso il monitoraggio e l&#8217;analisi di ciò che accade in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Dopo anni di cooperazione, l&#8217;azienda californiana e  l&#8217;agenzia d&#8217;intelligence americana investono in un futuristico progetto  per controllare cosa succede in rete.</em></strong></p>
<p>Con  il pretesto della lotta al terrorismo, le agenzie di spionaggio   statunitensi stanno sviluppando sistemi sempre più elaborati di <strong>sorveglianza e schedatura di massa</strong> attraverso il <strong>monitoraggio e l&#8217;analisi di ciò che accade in rete</strong>, su internet.<br />
Il   campo d&#8217;azione dei servizi segreti sono sempre meno i luoghi del mondo   fisico (locali pubblici, abitazioni private, sedi di associazioni,  ecc) e  sempre più quelli del <strong>cyberspazio </strong>(siti web, social netowrk, server di posta, blog, chat, ecc).<br />
Non   può quindi stupire &#8211; ma inquietare, sì &#8211; la sempre più stretta   collaborazione tra le strutture governative d&#8217;intelligence Usa e <strong>Google</strong>: il gigante della rete&#8230;    che tiene traccia di tutte le nostre attività in rete.</p>
<p>Finora i rapporti tra la società californiana di <strong>Eric Schmidt</strong> (consigliere di Obama e membro del <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/22346/In+Spagna+il+conclave+dei+Potenti" target="_self"><strong>Bilderberg</strong><strong> Group</strong></a>)   e le agenzie di spionaggio americane si erano limitati, per così dire,   al passaggio di tecnologie (l&#8217;acquisizione da parte di Google, nel  2004,  dell&#8217;azienda <em><strong>Keyhole</strong></em>, finanziata dalla  Cia  per sviluppare il software di mappatura geografica satellitari da  cui  deriva Google Earth) e alla collaborazione in materia di sicurezza   informatica (la partnership con la <strong><em>National Security Agency</em></strong> nata a inizio 2010 dopo i cyber-attacchi subiti da Google Mail).<br />
Ma adesso, come ha rivelato la vista specializzata <strong><em>Wired</em></strong>, questa relazione sta facendo un notevole salto di qualità.</p>
<p>Solo pochi giorni fa si è appreso che <strong><a href="http://www.iqt.org/technology-portfolio/Recorded%20Future.html" target="_blank"><em>In-Q-Tel</em></a></strong>, la sezione sviluppo tecnologico della Cia, e <strong><a href="http://www.google.com/ventures/portfolio.html#recorded-future" target="_blank"><em>Google Ventur</em>e</a></strong>, la divisione investimenti dell&#8217;azienda di Mountain View, hanno investito circa <strong>10 milioni di dollari ciascuno</strong> nello sviluppo di un&#8217;azienda, la <a href="https://www.recordedfuture.com/how-media-analytics-works.html" target="_blank"><em><strong>Recorded Future</strong></em></a>, che ha sviluppato un sofisticatissimo software di <strong>sorveglianza del web in tempo reale</strong>. Una sorta di <strong>&#8216;grande fratello&#8217;</strong> che, scandagliando contemporaneamente migliaia di siti, blog, chat e social group, fornisce una <strong>continua mappatura</strong> delle <strong>dinamiche relazionali</strong> tra individui, organizzazioni ed eventi (con tanto di coordinate   spaziali, grazie all&#8217;integrazione con Google Earth) con la possibilità   di <strong>prevederne anche l&#8217;evoluzione</strong>. Un &#8216;intelligence preventiva&#8217; (di cui il <a href="http://www.analysisintelligence.com/" target="_blank">blog dell&#8217;azienda</a> da un esempio riguardante i terroristi libanesi di Hezbollah) poco lontana dalla fantascientifica investigazione <strong>&#8216;pre-crime&#8217;</strong> raccontata nel <strong>film &#8216;Minority Report&#8217;</strong>.</p>
<p>&#8221;Siamo in grado di vedere, ricostruire e seguire i <strong>collegamenti invisibili</strong> tra individui, documenti e fatti, ipotizzando anche i <strong>trend futuri</strong> di questi legami e assemblando <strong>dossier in tempo reale sulle persone</strong>&#8221;, ha dichiarato l&#8217;amministratore delegato della <em>Recorded Futur</em><em>e</em>, l&#8217;ex militare svedese  <strong>Christopher Ahlberg</strong>.<br />
Questo evolutissimo sistema di <strong><em>&#8216;open source intelligence&#8217;</em></strong> &#8211; come viene definita in gergo spionistico l&#8217;acquisizione di   informazioni riservate per mezzo del monitoraggio di dati e fonti di   pubblico dominio &#8211; si basa  su un software che lavora con complessi   algoritmi di ricerca capaci di analizzare i testi in rete sia dal punto   di vista del contenuto informativo (<strong>&#8216;analisi spazio-temporale&#8217;</strong>) che da quello della forma e del tono usati da chi scrive (<strong>&#8216;analisi sentimentale&#8217;</strong>).</p>
<p>La collaborazione con Google sul progetto <em>Recorded Future</em> è solo l&#8217;ultimo diamante che la Cia ha aggiunto alla corona dei suoi progetti di spionaggio in rete.<br />
Negli ultimi anni <strong><em><a href="http://www.iqt.org/about-iqt/history.html" target="_blank">In-Q-Tel</a></em></strong> ha investito in decine di piccole e grandi aziende all&#8217;avanguardia nel   settore del monitoraggio e nell&#8217;analisi dei contenuti online. Tra  queste  la <strong><a href="http://www.visibletechnologies.com/company.html" target="_blank"><em>Visible Technologies</em></a></strong>,   una piattaforma di &#8216;social intelligence&#8217; specializzata nel passare al   setaccio in contemporanea milioni di post, conversazioni e commenti   pubblicati sui siti web interattivi (<em>Wikipedia, Youtube, Facebook, Myspace, Twitter, WordPress, Tripadvisor</em> ecc). O la <strong><a href="http://www.attensitygov.com/en/Company/index.html" target="_blank"><em>Attensity</em></a></strong>,   che fornisce evoluti programmi di ricerca semantica parallela   all&#8217;interno di fiumi di testi non strutturati pubblicati su internet.</p>
<p>Questo &#8216;grande fratello&#8217; della rete rientra probabilmente nel più   ampio programma di sorveglianza digitale della popolazione, avviato   nell&#8217;ambito dell&#8217;<strong><em>Homeland Security Act</em></strong> dall&#8217;amministrazione <strong>Bush </strong>dopo l&#8217;11 settembre 2001 (con il nome di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Information_Awareness_Office" target="_blank"> <strong>Totale Consapevolezza dell&#8217;Informazione</strong></a>) e proseguito sotto la presidenza <strong>Obama</strong>.</p>
<p><a href="http://it.peacereporter.net/articolo/23351/Google+e+Cia%2C+insieme+per+spiarci" target="_blank"><em>peacereporter</em></a></p>
<p>[wordbay]“pc”[/wordbay]</p>
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		<title>Tutti dipendenti da Google e Gmail</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 12:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mikele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ore 13.10 In questo momento google è offline con tutti i suoi servizi, Gmail, adSense, &#8230; ecc &#8230;. [wordbay]“wifi”[/wordbay]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ore 13.10 In questo momento google è offline con tutti i suoi servizi, Gmail, adSense, &#8230; ecc &#8230;.</p>
<p style="text-align: center;"></p>
<p style="text-align: center;">[wordbay]“wifi”[/wordbay]</p>
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		<title>Google silenzia i blog?</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 19:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mikele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Mauro Vecchio Sei spazi online dedicati alla musica sono stati tagliati fuori dalla Rete, rei di aver violato il copyright. Ma la protesta è divampata: i blogger non sarebbero stati avvisati e avrebbero avuto l&#8217;autorizzazione a linkare Roma &#8211; È stato soprannominato musicblogocide. Google ha staccato la spina ad un gruppo di netizen iscritti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Mauro Vecchio</em></p>
<p>Sei spazi online dedicati alla musica sono stati  tagliati fuori dalla Rete, rei di aver violato il copyright. Ma la  protesta è divampata: i blogger non sarebbero stati avvisati e avrebbero  avuto l&#8217;autorizzazione a linkare</p>
<p><!--testo--> <!--inn-->Roma &#8211; È stato  soprannominato <em>musicblogocide</em>. Google <a href="http://www.p2pnet.net/story/35535" target="_blank">ha staccato la  spina</a> ad un gruppo di netizen iscritti ai suoi servizi di blogging <em>Blogger</em> e <em>Blogspot</em>. Per la precisione, <strong>sei popolari spazi  online dedicati alla musica</strong>, rei di aver infranto i principi di  legge a tutela del diritto d&#8217;autore. Il noto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Millennium_Copyright_Act" target="_blank">Digital Millennium Copyright Act</a>, meglio conosciuto  con l&#8217;acronimo DMCA.</p>
<p>Sei blogger avvertiti dai responsabili di  BigG solo <strong>dopo che i rispettivi spazi web erano stati rimossi  dalla Rete</strong> nella loro interezza. Dopo che un avviso aveva detto  loro che il blog cercato non era stato trovato dal server. Uno di  questi blogger &#8211; <em>irockcleveland</em> &#8211; <a href="http://news.cnet.com/8301-31001_3-10451740-261.html?part=rss&amp;subj=news&amp;tag=2547-1_3-0-20" target="_blank">ha quindi ricevuto</a> una spiegazione inviata via  email, in cui sono stati illustrate le motivazioni della già avvenuta  rimozione.</p>
<p>&#8220;La informiamo che abbiamo ricevuto altre lamentele  riguardo il suo blog &#8211; si legge in una mail spedita all&#8217;autore di <em>irockcleveland</em> &#8211; Dopo aver rivisto il suo account, abbiamo notato che il suo blog ha  violato ripetutamente le condizioni d&#8217;uso di <em>Blogger</em>. E dal  momento che abbiamo provveduto ad avvisarla più volte del problema, nel  rispetto delle nostre policy, siamo stati costretti ad eliminare il suo  spazio&#8221;. Il team del servizio ha quindi ringraziato l&#8217;utente per la sua  comprensione.</p>
<p style="text-align: center;"></p>
<p style="text-align: left;">Ma l&#8217;utente di comprensione ne ha avuta davvero poca. L&#8217;autore di <em>irockcleveland</em> ha successivamente scritto <a href="http://www.google.com/support/forum/p/blogger/thread?tid=4ba979f2d9e7b6d9&amp;hl=en" target="_blank">un post</a> sull&#8217;<em>help forum</em> del servizio <em>Blogger</em>,  spiegando innanzitutto di non aver capito affatto <strong>quali dei  suoi contenuti avessero violato i principi del DMCA</strong>.</p>
<p>Nel  corso del post l&#8217;utente ha poi spiegato di essere pienamente a  conoscenza dei rischi legali della sua attività di blogger musicale. Con  una precisazione: negli ultimi anni non avrebbe fatto altro che  caricare <strong>materiale promozionale inviatogli dalle stesse  etichette</strong>, o proveniente dagli artisti stessi. Quindi, avrebbe  avuto il permesso di caricare i link audio nel suo spazio su <em>Blogger</em>.</p>
<p>Ma  <a href="http://gigaom.com/2010/02/11/google-is-being-evil-music-bloggers-say/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+OmMalik+%28GigaOM%29" target="_blank">le proteste</a> dei vari blogger non si sono esaurite  qui. In molti hanno puntato il dito contro i responsabili dei servizi di  Google, dal momento che hanno reso vani anni di duro lavoro di  scrittura online. Insieme ai link incriminati, sono infatti <strong>spariti  post originali</strong>, recensioni e commenti vari degli altri utenti.  Contenuti che non hanno certamente violato i principi base del DMCA  statunitense.</p>
<p><a href="http://www.crunchgear.com/2010/02/11/googles-sudden-music-blog-purge-and-its-implications/" target="_blank">Qualcuno</a> ha commentato ampiamente il fatto,  puntando innanzitutto il dito contro la decisione di Google di tagliare  le gambe ai blog <strong>senza alcun avvertimento</strong>. In aggiunta,  i responsabili dei due servizi avrebbero effettivamente danneggiato gli  utenti eliminando contenuti originali insieme ai link incriminati. E  questo potrebbe pendere sul capo di Google.</p>
<p>&#8220;Google sta trattando  i suoi utenti come se fosse un Grande Fratello &#8211; <a href="http://www.guardian.co.uk/music/2010/feb/11/google-deletes-music-blogs" target="_blank">ha dichiarato</a> uno dei blogger coinvolti &#8211; Prima si  spara, dopo si fanno le domande&#8221;. BigG ha quindi risposto agli utenti,  in <a href="http://buzz.blogger.com/2010/02/quick-note-about-music-blog-removals.html" target="_blank">un post</a> apparso sul blog ufficiale di <em>Blogger  Buzz</em>. Con alcuni dettagli riguardo alle recenti decisioni in  materia di policy, per rinforzare la tutela del DMCA.</p>
<p>Cosa fa  Google quando riceve una notifica dall&#8217;industria del copyright? Primo,  avverte il blogger in questione via email. Secondo, sposta  automaticamente nello status bozze il contenuto incriminato, lasciando  la possibilità all&#8217;utente di rimuoverlo. Terzo, spedisce una notifica  della lamentela al sito <em>ChillingEffects.org</em>, che verifica la  legalità delle attività web.<br />
A questo punto, la palla dovrà passare  nelle mani dell&#8217;utente, che dovrà impegnarsi a compilare un apposito  modulo in cui dichiari che i contenuti utilizzati sono autorizzati.  Google ha poi fatto sapere di essere al lavoro per rendere questo  processo il più semplice possibile. Che per ora si sia adottata la  soluzione più veloce, premere semplicemente il tasto elimina?</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://punto-informatico.it/2809943/PI/News/google-silenzia-blog.aspx" target="_blank"><em>punto informatico</em></a></p>
<p style="text-align: left;">[wordbay]“mini”[/wordbay]</p>
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		<title>De Benedetti vuole la tassa e l&#039;aiuto di Google</title>
		<link>http://www.selvagg.it/2010/01/de-benedetti-vuole-la-tassa-e-laiuto-di-google/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 22:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[DI LA TUA]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[equo compenso]]></category>
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		<description><![CDATA[Scritto da Luca Annunziata L&#8217;editore del Gruppo L&#8217;Espresso scrive di nuovo al Sole 24 Ore. Proponendo nuovamente la ricetta delle news a pagamento, la tassa sull&#8217;ADSL. E riconoscendo, fatto nuovo, a BigG il ruolo di mediatore Con scadenza ormai stagionale, Carlo De Benedetti scrive a Il Sole 24 Ore: il patron del Gruppo L&#8217;Espresso, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Scritto da Luca Annunziata </em></p>
<p>L&#8217;editore del Gruppo L&#8217;Espresso scrive di nuovo al  Sole 24 Ore. Proponendo nuovamente la ricetta delle news a pagamento, la  tassa sull&#8217;ADSL. E riconoscendo, fatto nuovo, a BigG il ruolo di  mediatore</p>
<p>Con scadenza ormai stagionale, Carlo De Benedetti <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/24-gennaio-2010/web-notizie-valore-verita.shtml" target="_blank">scrive</a> a <em>Il Sole 24 Ore</em>: il patron del  Gruppo L&#8217;Espresso, che comprende tra l&#8217;altro il quotidiano cartaceo e la  sua controparte online <em>La Repubblica</em>, torna a proporre <strong>la  sua ricetta per salvare l&#8217;editoria</strong> e in particolare i giornali  dall&#8217;<em>apocalisse di Internet</em>. A distanza di quasi 9 mesi dal  suo <a href="http://punto-informatico.it/2715059/PI/News/de-benedetti-un-fiorino-news.aspx" target="_blank">esordio</a> sull&#8217;argomento, <strong>le tesi non sono  cambiate</strong>: i contenuti vanno pagati, su Internet c&#8217;è chi ci  lucra indebitamente, <a href="http://punto-informatico.it/2768309/PI/News/google-nyt-notizie-prima-pagina.aspx" target="_blank">mettiamo</a> una tassa sulla connessione per recuperare  altri introiti.</p>
<p>Dalle parole di De Benedetti si apprende che  &#8220;L&#8217;esperienza del consorzio Premium Publisher Network per la pubblicità a  performance, che vede il Gruppo Espresso collaborare con Corriere della  Sera, Gazzetta dello Sport, Stampa, Ansa e tanti altri, è tra le più  studiate in Europa&#8221;. Un successo che dimostra, secondo De Benedetti, che  &#8220;Gli editori devono superare le antiche rivalità e lavorare insieme,  fare appunto sistema. Solo così si contrastano i competitor globali&#8221;. E  chi sono questi competitor? <strong>Ovviamente Google</strong>, che &#8220;non  può sfruttare i contenuti prodotti da altri senza dare nulla in  cambio&#8221;.</p>
<p>Sono passati mesi, ma la questione è rimasta sempre la  stessa: &#8220;È un problema che gli editori tedeschi hanno denunciato nei  giorni scorsi alle proprie autorità regolatorie, proprio come  l&#8217;associazione italiana della categoria aveva fatto ad agosto con un  esposto all&#8217;Antitrust. Google deve restituire una parte del valore  immenso creato ogni giorno dai giornalisti, che il motore monetizza  grazie alla pubblicità AdSense&#8221;. De Benedetti dimentica di ricordare  che, tramite servizi come Google News e simili, <strong>anche gli  editori si giovano del traffico generato dal search di Mountain View</strong>.  Ma si tratta evidentemente di una dimenticanza veniale.</p>
<p>&#8220;Come  Google, molti altri soggetti, dagli aggregatori alle rassegne stampa,  non rispettano le regole che tutelano i diritti di proprietà  intellettuale &#8211; continua De Benedetti &#8211; Questi diritti devono trovare  una definizione legislativa più netta e, soprattutto, ampliarsi.  Dobbiamo pertanto rilanciare la protezione del copyright, studiando  l&#8217;adozione di software e sistemi che consentano un reale controllo  dell&#8217;uso e del rispetto dei diritti connessi a ciascun contenuto&#8221;. La  differenza rispetto al passato è che, questa volta, De Benedetti arriva a  ipotizzare un ruolo di mediatore tra i diversi interessi svolto da  BigG: &#8220;Se lo volesse, Google potrebbe così trasformarsi in un equo  distributore della ricchezza creata grazie al lavoro altrui; e avremmo  bell&#8217;e pronto il sistema di pagamento universale&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><code></code></p>
<p>Anche in questo caso, c&#8217;è un tarlo che rode la tesi dell&#8217;editore di  Repubblica: ovvero che il suo stesso giornale e altri della concorrenza  (e non solo), in più occasioni, sono stati <a href="http://punto-informatico.it/2789533/PI/News/copyright-flickr-non-esiste.aspx" target="_blank">pizzicati</a> a <strong>giovarsi di contenuti altrui  senza rispettare il principio di attribuzione o riconoscere il giusto  compenso</strong> agli autori originali. <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_25/spinoza_barbareschi_battute_elvira_pollina_9e949d26-09ba-11df-bcb3-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Qualche volta</a>, anche &#8220;consultando&#8221; repository  tematici su Internet per utilizzarli in media &#8220;più tradizionali&#8221;. Senza  dimenticare che l&#8217;affermazione di De Benedetti &#8220;Finora non era così, nel  senso che tutto quanto immagazzinato nei server dell&#8217;azienda di  Mountain View era, per definizione, fruibile gratuitamente online&#8221;  denota come non tutti abbiano ancora completamente compreso i meccanismi  (anche tecnici) di funzionamento della Rete: Google indicizza, non  replica (a meno di casi particolari).</p>
<p>Le tesi di De Benedetti,  d&#8217;altronde, <strong>ricalcano in tutto e per tutto quelle dei  discografici e delle major di Hollywood</strong>, replicate allo  sfinimento in questi anni: di fronte a un mercato che cambia, a una  platea mutevole e con esigenze differenti, i detentori dei diritti hanno  deciso spesso di tentare il muro contro muro, provando a ostacolare un  cambiamento inevitabile e inarrestabile che li ha visti semplici  spettatori invece che protagonisti. Mentre gentaglia come <a href="http://punto-informatico.it/2200478/PI/News/random-house-drm-non-paga.aspx" target="_blank">Cory Doctorow</a> e gli altri scagnozzi di <strong>EFF e  FSF</strong> <a href="http://punto-informatico.it/1678123/PI/News/partita-campagna-europea-anti-drm.aspx" target="_blank">continuavano</a> a mettere in guardia tutti dal DRM e  da ogni tentativo di ostacolare la circolazione della cultura, di volta  in volta le scelte di chi ha controllato fino a 10 anni fa questi  mercati sono andate verso la creazione di scatole dentro cui infilare un  prodotto. Dimenticandosi, però, che in Rete non esistono né scatole né  prodotti: la replica di un vecchio modello di business è destinata a  fallire.</p>
<p>Tanto più, come <a href="http://punto-informatico.it/2681498/PI/Commenti/contrappunti-futuro-delle-notizie-carta.aspx" target="_blank">ricordava</a> mesi or sono Massimo Mantellini su queste  stesse pagine, che se un film, una canzone, un libro, hanno un valore  tangibile nel tempo, <strong>la fruizione di notizie di attualità è più  annoverabile nel concetto dell&#8217;usa e getta</strong>: non ci sono &#8220;code  lunghe&#8221; che tengano, e davanti ad alternative tra gratuito e <a href="http://punto-informatico.it/2630982/PI/News/carta-alle-prese-internet.aspx" target="_blank">a pagamento</a>, gli utenti sceglieranno sempre la  prima opzione. Perché &#8220;su Internet&#8221; non ci sono monete da scambiare con  l&#8217;edicolante, non ci si porta a casa un pezzo di carta: basta un clic  per passare ad altro, bastano frazioni infinitesime per confrontare  originali e copie, fonti e commenti, per effettuare rassegne stampa in  proprio.</p>
<p>La reazione di quelli che qualcuno ha definito  &#8220;dinosauri&#8221; dei contenuti &#8211; e si badi bene che sono loro a definire  quello che vendono o che provano a vendere &#8220;contenuti&#8221;: noi continuiamo e  continueremo a chiamarla &#8220;cultura&#8221;, o nel gergo digitale &#8220;informazione&#8221;  &#8211; è sempre la stessa: davanti hanno la prospettiva di veder ridotti i  propri margini, e non ci stanno. Di fronte alla prospettiva di veder  ridimensionati i propri guadagni si chiudono a riccio: e arrivano a  proporre di <strong>tassare la connessione</strong> per ripianare queste  potenziali perdite.</p>
<p>Vale a dire che, in un paese <a href="http://punto-informatico.it/2743741/PI/News/banda-larga-arrivederci-al-2011.aspx" target="_blank">dove</a> <strong>non si trovano i soldi per avviare il  passaggio alle reti di nuova generazione</strong>, l&#8217;idea è quella di  gravare le tariffe di un ulteriore balzello per tenere in piedi un  business altro. Alla fine di tutto, De Benedetti riesce a partorire l&#8217;<strong>equo  compenso per l&#8217;editoria</strong>: se io, mettiamo il caso, la  connessione la uso solo per mettere online le mie foto delle vacanze,  devo pagare 1, 2, 5 euro per tenere in vita i giornali. Ma, siccome  potenzialmente potrebbe capitarmi di leggere un giornale online, allora  devo pagare a priori. Tutto per il bene dell&#8217;informazione libera e di  qualità.</p>
<p><a href="http://punto-informatico.it/2794633/PI/Commenti/de-benedetti-vuole-un-google-amico.aspx" target="_blank"><em>Punto-informatico</em></a></p>
<p>[wordbay]“digitale”[/wordbay]</p>
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		<title>Microsoft ha fatto sapere che i recenti attacchi di provenienza cinese rivolti contro Google e altre aziende avrebbero sfruttato una falla zero-day di IE</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 16:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mikele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Investigando sui cyberattacchi cinesi denunciati da Google all&#8217;inizio della settimana, gli stessi che hanno spinto BigG a minacciare la propria dipartita dalla Cina, Microsoft è arrivata alla conclusione che tra i vettori di attacco c&#8217;è anche Internet Explorer. L&#8217;annuncio di Microsoft è arrivato a poche ore di distanza da un post del CTO di McAfee, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-836" title="google11" src="http://selvagg.it/wp-content/uploads/google11.jpg" alt="google11" width="114" height="114" />Investigando sui cyberattacchi cinesi <a href="http://googleblog.blogspot.com/2010/01/new-approach-to-china.html" target="_blank">denunciati</a> da Google all&#8217;inizio della settimana, gli stessi che hanno spinto BigG a <a href="http://punto-informatico.it/2786042/PI/News/google-cina-lontana.aspx" target="_blank">minacciare la propria dipartita dalla Cina</a>, Microsoft <a href="http://blogs.technet.com/msrc/archive/2010/01/14/security-advisory-979352.aspx" target="_blank">è arrivata alla conclusione</a> che tra i vettori di attacco c&#8217;è anche Internet Explorer.</p>
<p>L&#8217;annuncio di Microsoft è arrivato a poche ore di distanza da <a href="http://siblog.mcafee.com/cto/operation-" target="_blank">un post</a> del CTO di McAfee, George Kurtz, che per primo collegava IE agli attacchi contro Google e certi account Gmail usati da attivisti per i diritti umani.</p>
<p>In <a href="http://www.microsoft.com/technet/security/advisory/979352.mspx" target="_blank">questo advisory</a> il gigante di Redmond afferma di aver scoperto una vulnerabilità che <strong>affligge tutte le versioni di Internet Explorer a partire dalla 6.0</strong>. Questa sarebbe la stessa falla che all&#8217;inizio di gennaio i cracker hanno sfruttato per <strong>compromettere il network di Google e quello di altre grandi aziende</strong>, soprattutto statunitensi. Va notato come Microsoft si astenga dallo specificare la provenienza di tali attacchi, che come noto Google attribuisce alla Cina.</p>
<p>La vulnerabilità di IE consiste in una chiamata ad un puntatore non valido che può essere sfruttata per eseguire del codice di shell a distanza. Nel caso di Google, il bug sarebbe stato utilizzato dai cracker per <strong>installare un trojan a sua volta capace di scaricare altri malware</strong> e aprire una backdoor nel sistema.</p>
<p>BigM <strong>si è già detta al lavoro su una patch</strong> che potrebbe essere distribuita con i bollettini di sicurezza di febbraio. Alla soluzione del problema l&#8217;azienda sta cooperando con aziende come Google e Adobe, partner industriali e autorità governative.</p>
<p>La mamma di Windows sottolinea che <strong>gli attacchi attivi sono al momento circoscritti</strong>, e avrebbero esclusivamente come target IE6: &#8220;Non abbiamo visto attacchi contro altre versioni vulnerabili di Internet Explorer&#8221; si legge nell&#8217;advisory. Ciò lo si deve soprattutto ai migliori sistemi di protezione integrati in IE7 e in IE8, che combinati a quelli di Windows Vista e Windows 7 renderebbero assai più difficile lo sfruttamento della vulnerabilità. In particolare, Microsoft suggerisce agli utenti di <strong>attivare la funzione Data Execution Prevention</strong> (DEP), attivata di default in IE8, e di impostare il livello di sicurezza di IE su &#8220;alto&#8221; sia per <em>Internet</em> che per <em>Intranet locale</em> (<em>Strumenti &gt; Opzioni Internet &gt; Sicurezza</em>).</p>
<p style="text-align: center;"></p>
<p>Ma se, come dice Microsoft, IE6 è la sola versione di questo browser ad essere finita nel mirino dei cracker, è lecito domandarsi chi, all&#8217;interno del Googleplex, utilizza ancora questa vecchia e deprecata release di IE per scopi diversi dal testing delle pagine web.</p>
<p>Come evidenzia Microsoft, il browser dalla <em>e</em> blu <strong>è stato solo uno dei vettori</strong> utilizzati dai cracker cinesi: gli altri non si conosco ancora, ma <a href="http://isc.sans.org/diary.html?storyid=7993&amp;rss" target="_blank">c&#8217;è chi afferma</a> potrebbero includere <strong>Adobe Reader e Acrobat</strong>. Adobe sostiene non ci siano prove che colleghino i recenti attacchi ai suoi software, ma il chief research officer di F-Secure, Mikko Hyppönen, non è dello stesso avviso: &#8220;Crediamo che gli attacchi siano stati lanciati attraverso una email che aveva in allegato un file PDF maligno&#8221;, ha dichiarato in <a href="http://www.f-secure.com/weblog/archives/00001854.html" target="_blank">un recente post</a>.</p>
<p>Un&#8217;ipotesi, quella espressa da Hyppönen, appoggiata anche da McAfee, secondo la quale la maggior parte degli attacchi oggi diretti alle grandi aziende &#8220;prende di mira uno o pochi individui&#8221;: impiegati o dirigenti che generalmente hanno accesso a proprietà intellettuali di valore. A tal proposito, Google afferma gli siano state <strong>sottratte certe proprietà intellettuali</strong>, probabilmente sotto forma di codice sorgente: a tal riguardo non si hanno però dettagli.</p>
<p>McAfee afferma che i recenti cyberattacchi cinesi, che la società ha battezzato <em>operazione Aurora</em>, <strong>vanno annoverati tra i più gravi e rilevanti degli ultimi anni</strong>. Anche se al momento solo Google e Adobe hanno rivelato di essere tra le vittime, McAfee ritiene che le aggressioni <strong>abbiano coinvolto una ventina di aziende</strong>. Secondo altri esperti di sicurezza <strong>il bilancio sarebbe però ancora più pesante</strong>, e pari a 34 aziende: tra queste il <em>Washington Post</em> <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/01/13/AR2010011300359.html" target="_blank">cita</a> Yahoo!, Symantec, Juniper Networks, Northrop Grumman e Dow Chemical. In quasi tutti i casi gli aggressori <a href="http://news.cnet.com/8301-27080_3-10435232-245.html?part=rss&amp;subj=news&amp;tag=2547-1_3-0-20" target="_blank">sarebbero riusciti</a> a rubare codice sorgente.</p>
<p><strong>Microsoft resterà in Cina</strong><br />
Se Google <a href="http://punto-informatico.it/2786042/PI/News/google-cina-lontana.aspx" target="_blank">dovesse realmente decidere</a> di lasciare la Cina, Microsoft non ne seguirà l&#8217;esempio. A dirlo forte e chiaro è stato il CEO del colosso americano, Steve Ballmer, che <a href="http://www.cnbc.com/id/15840232?video=1385649601&amp;play=1" target="_blank">in una intervista</a> a <em>CNBC</em> ha dichiarato di voler continuare ad operare in Cina e rispettare la legge locale.</p>
<p>&#8220;Non capisco come questo (l&#8217;eventuale decisione di Google di abbandonare il mercato cinese, ndr) possa in qualche modo aiutare. Non capisco come questo possa aiutare noi e non capisco come possa aiutare la Cina&#8221;, ha concluso Ballmer.</p>
<p>Abbandonando il paese della Grande Muraglia, Google lascerebbe dunque campo libero non soltanto a Baidu, che oggi domina in modo schiacciante il mercato cinese delle ricerche online, ma anche a Microsoft Bing. Un motivo in più per ben ponderare le prossime decisioni di Redmond.</p>
<p><em>Alessandro Del Rosso </em></p>
<p>[wordbay]“digitale”[/wordbay]</p>
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		<title>Navigare più velocemente con i DNS di Google, sara&#039; vero?</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 23:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mikele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche settimana Google ha lanciato un nuovo servizio che si chiama Google Public DNS. E’ un servizio completamente diverso da tutti gli altri che offre il famoso motore di ricerca, Google infatti ha deciso di scendere in campo nel mondo dei DNS promettendo di offrire una navigazione più veloce. Vediamo cosa sono i DNS, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche settimana Google ha lanciato un nuovo servizio che si chiama Google Public DNS. E’ un servizio completamente diverso da tutti gli altri che offre il famoso motore di ricerca, Google infatti ha deciso di scendere in campo nel mondo dei DNS promettendo di offrire una navigazione più veloce.</p>
<p>Vediamo cosa sono i DNS, come impostarli, e se realmente aumentano la velocità della connessione ad internet.</p>
<p>COSA SONO I DNS?</p>
<p>Banalizzando e semplificando la questione per chi non è esperto di informatica, i DNS sono dei computer che contengono una banca dati, all’interno di questa banca dati è  memorizzato l’indirizzo ip da utilizzare per poter raggiungere un determinato sito che volete visitare.</p>
<p>Dovete sapere infatti, che ogni sito internet risiede all’interno di un server, quel server ha un’indirizzo ip univoco (potete vedere l’indirizzo ip come il vostro indirizzo di casa), quando su Internet Explorer digitate un sito che volete visitare, una delle prime cose che il browser compie è quella di “Chiedere al DNS” a quale indirizzo ip corrisponde il nome del sito, in modo da poterlo raggiungere e mostrarvi le pagine.</p>
<p>La maggior parte delle persone non conosce l’esistenza dei DNS perchè solitamente sono impostati automaticamente da chi ci fornisce il collegamento ad internet, ma come vedremo è possibile cambiarli.</p>
<p>I DNS INCIDONO SULLA VELOCITA’ DI NAVIGAZIONE?</p>
<p>Premettendo che se avete un’ ADSL lenta a causa del vostro operatore, cambiare DNS non risolve il problema, è però evidente che se un DNS è più performante di un’altro, il browser sarà in grado di conoscere l’indirizzo ip del sito da visitare in minor tempo, e quindi le prestazioni possono migliorare leggermente. Tenete però presente che i miglioramenti, se ci sono, sono riferiti alla normale navigazione web attraverso i siti, non al download dei singoli file.</p>
<p>Immaginate di sapere solo il nome di una persona, ma di non conoscere il suo indirizzo, dovete andare a trovarlo e per strada chiedete informazioni a due persone. Il primo non si ricorda di preciso la via, allora chiama la moglie che si ricorda la via e ve la comunica, la seconda persona vi dice immediatamente in che via recarvi. Ecco, la prima persona potete vederla come un DNS lento, mentre la seconda come un DNS più performante, è chiaro che nel secondo caso avete subito l’informazione che vi serve e raggiungerete più in fretta la destinazione.</p>
<p></p>
<p>COME IMPOSTARE I DNS DI GOOGLE:</p>
<p>Per l’impostazione pratica dei DNS vi rimando all’articolo dove ho spiegato <a href="http://selvagg.it/informatica/navigare-piu-velocemente-con-opendns/" target="_self">come utilizzare OpenDns</a>, la procedura è la stessa, solo che i dns di Google sono:</p>
<p>DNS Primario (o predefinito): 8.8.8.8</p>
<p>DNS Secondario (o alternativo): 8.8.4.4</p>
<p>CONCLUSIONI:</p>
<p>Da alcuni test che ho effettuato, si evince che i DNS di Google sembrano essere effettivamente più veloci di OpenDns, tuttavia io consiglio sempre di provare il servizio per un po’ di tempo per vedere se si riscontra un effettivo miglioramento della velocita di navigazione, non sempre i semplici ping verso i server in questione sono veritieri.</p>
<p>Google in realtà, a ben guardare, non ci fà un regalo, molto probabilmente i DNS messi a disposizione servono soprattutto a lui per distribuire meglio il carico di lavoro verso i vari server sparsi nel mondo a seconda del paese di provenienza dell’utente.</p>
<p>In fine, molti affermano che questo è un’ulteriore violazione della privacy, che sarebbe già compromessa da tutti gli altri servizi offerti da Google. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma quanti di voi conoscono come utilizzano i dati i nostri provider nostrani quando lasciamo i loro DNS predefiniti?</p>
<p><em><a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.web-experiments.org');" href="http://www.web-experiments.org/2008/01/13/come-impostare-opendns-per-navigare-piu-velocemente/" target="_blank">Tratto da Web Experiments</a></em></p>
<p>[wordbay]“usb”[/wordbay]</p>
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		<title>Google City Tours: il modo migliore per pianificare le proprie gite nei weekend</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 23:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mikele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cos’è Google City Tours? E&#8217; un’ idea semplice e geniale per avere informazioni utilissime sulle città che vogliamo visitare a portata di pochi click! Basta andare sul sito del servizio, ancora all’interno dei Labs come da tradizione e inserire la città che vogliamo visitare. Il motore di ricerca ci suggerirà in pochissimi secondi un itinerario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cos’è <a href="http://citytours.googlelabs.com/" target="_blank">Google City Tours</a>? E&#8217; un’ idea semplice e geniale per avere informazioni utilissime sulle città che vogliamo visitare a portata di pochi click! Basta andare sul sito del servizio, ancora all’interno dei Labs come da tradizione e inserire la città che vogliamo visitare.</p>
<p>Il motore di ricerca ci suggerirà in pochissimi secondi un itinerario da seguire (diviso in 3 giorni) per visitare al meglio la nostra destinazione, fornendoci non solo distanze ed indicazioni stradali, ma anche orari di apertura dei musei, feste locali, concerti nel periodo e la possibilità di impostare i tempi di visita per ogni punto di interesse visualizzato.</p>
<p>Ma non è solo questo: Google City Tours ci lascia la possibilità di aggiungere a nostro piacimento elementi al percorso prestabilito e, una volta tornati a casa, di votare i luoghi che abbiamo visitato, rendendo così sempre migliore il servizio.</p>
<p>Uniche note negative, a mio avviso, la mancanza di un’integrazione con <a title="Google Transit" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/http://www.google.com/transit');" href="http://www.google.com/transit" target="_blank">Google Transit</a> per suggerire al turista web 2.0 anche che mezzi prendere per raggiungere punti di interesse magari non troppo vicini al centro o al proprio albergo e la mancanza per l’utente di impostare il punto di partenza del proprio tour.</p>
<p>Spero che questo servizio si sviluppi rapidamente. E’ un’ottima idea e fa risparmiare un sacco di tempo!</p>
<p style="text-align: center;"></p>
<p style="text-align: center;">[wordbay]“auto”[/wordbay]</p>
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		<title>Google annuncia un sistema operativo, in arrivo l&#039;anti-Windows</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 20:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mikele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sistema operativo]]></category>
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		<description><![CDATA[Google ha annunciato che offrirà un proprio sistema operativo gratuito per personal computer, alternativo a quelli esistenti: il principale bersaglio in termini di concorrenza è Windows, ma anche Mac OS X di Apple e Linux sono nel mirino. Il paradosso è che questa nuova creatura di Google, battezzata Chrome OS, è figlia proprio di Linux. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google ha annunciato che offrirà un proprio sistema operativo gratuito per personal computer, alternativo a quelli esistenti: il principale bersaglio in termini di concorrenza è Windows, ma anche Mac OS X di Apple e Linux sono nel mirino. Il paradosso è che questa nuova creatura di Google, battezzata <span style="font-style: italic;">Chrome OS</span>, è figlia proprio di Linux.</p>
<p>Non preoccupatevi, comunque, per le vostre prossime scelte informatiche: si tratta di un semplice annuncio. Al momento non è possibile acquistare un computer dotato di Chrome OS: i primi esemplari saranno disponibili, secondo il <a href="http://googleblog.blogspot.com/2009/07/introducing-google-chrome-os.html">comunicato ufficiale di Google</a>, <span style="font-style: italic;">&#8220;nella seconda metà del 2010&#8243;</span>. Il sistema operativo in sé sarà scaricabile da Internet <span style="font-style: italic;">&#8220;nei prossimi mesi di quest&#8217;anno&#8221;</span>.</p>
<p>Chrome OS sarà piuttosto differente dai sistemi operativi concorrenti: è concepito per essere leggero, veloce e soprattutto basato su Internet. Invece di installare programmi, gli utenti di Chrome OS useranno le applicazioni presenti in Rete. Niente client di posta: si andrà alla pagina Web di Gmail. Niente programma di scrittura, niente spreadsheet: si userà Google Docs. E così via.</p>
<p>Questo permetterà alcuni grandi vantaggi per l&#8217;utente: non saranno necessari computer potenti, perché l&#8217;elaborazione verrà effettuata dai computer di Google; non sarà necessario effettuare la configurazione, la manutenzione e l&#8217;aggiornamento dei programmi, perché se ne occuperà Google; i dati saranno accessibili da qualunque computer (a patto di conoscere le chiavi d&#8217;accesso) e saranno al sicuro sui server di Google. Se vi si guastasse il computer o ve lo rubassero, oggi quanto tempo ci mettereste a ripristinare tutto e tornare al lavoro (ammesso di avere un backup dei dati)? Chrome OS promette di eliminare tutti questi problemi.</p>
<p>Si tratterà, dice l&#8217;annuncio ufficiale, di un sistema operativo leggero e minimalista: praticamente lo stretto indispensabile per avviare il computer, gestire le sue periferiche e affacciarsi a Internet con un browser (<a href="http://www.google.com/chrome?hl=it">Google Chrome</a>, già disponibile per Windows), attraverso il quale si accederà alla posta, alle applicazioni e ai dati.</p>
<p>Chrome OS funzionerà sui comuni processori tipo x86 (quelli presenti nei normali computer odierni) e sui processori ARM dei telefonini evoluti. Sarà basato su un kernel di Linux (non si sa quale, per ora) e quindi il suo codice sorgente sarà aperto e ispezionabile. In altre parole, la gran fanfara mediatica riguarda in sostanza una distribuzione di Linux ridotta all&#8217;osso e marchiata Google.</p>
<p style="text-align: center;"></p>
<p>La differenza importante è che Chrome OS beneficerà delle risorse economiche e del potere contrattuale di Google per indurre i fabbricanti di computer e periferiche a fornire prodotti hardware e software compatibili con Linux, a preinstallare questo sistema operativo al posto di Windows, cosa che finora è avvenuta in ben pochi casi, e attingerà al talento del personale di Google per offrire un&#8217;interfaccia utente pulita e professionale (come del resto già si trova in varie distribuzioni di Linux, come <a href="http://www.ubuntu.com/">Ubuntu</a>). Secondo le <a href="http://chrome.blogspot.com/2009/07/google-chrome-os-faq.html">FAQ di Chrome OS</a>, Google è già al lavoro con Acer, Adobe, ASUS, Freescale, Hewlett-Packard, Lenovo, Qualcomm, Texas Instruments e Toshiba per la commercializzazione di computer dotati del suo sistema operativo.</p>
<p>In tutto il clamore possono restare inevase due domande di fondo. La prima è la compatibilità: quello che si fa con Chrome OS sarà leggibile e utilizzabile da chi andrà avanti a usare Windows, Mac OS X o Linux? Sì, a patto di usare un browser conforme agli standard. A differenza delle applicazioni tradizionali, che funzionano soltanto su uno specifico sistema operativo e vanno quindi prodotte in versioni differenti per Mac, Windows e Linux, le applicazioni via Web di Chrome OS saranno infatti indipendenti dal sistema operativo, cosa che costituisce un grande incentivo alla loro realizzazione e che rende molto meno importante di oggi il ruolo del sistema operativo.</p>
<p>Ai più anziani utenti della Rete questo ricorderà qualcosa: Netscape e i suoi piani di rendere irrilevanti i sistemi operativi e di mettere il Web al centro di tutto. In quel caso, il timore di vedersi minare la principale fonte dei propri utili indusse Microsoft a comportamenti estremi, che furono condannati dalle sentenze antitrust statunitensi ma che costarono la vita a Netscape e rallentarono non poco l&#8217;evoluzione dell&#8217;informatica. Sarà interessante vedere quale sarà la reazione di Microsoft questa volta.</p>
<p>Cosa forse più importante a livello del singolo utente, quest&#8217;architettura significa che in realtà non ci sarà alcun bisogno di passare a Chrome OS per averne i benefici (salvo forse la velocità di avvio e la parsimonia di risorse), per cui la compatibilità perfetta potrebbe paradossalmente rivelarsi il maggior freno all&#8217;adozione di questo nuovo sistema operativo. Non c&#8217;è molto incentivo a migrare a Chrome OS, se tanto tutti i servizi di Google funzionano già con il Mac o Linux o Windows che avete, mentre i programmi e i giochi che conoscete bene non funzionano sotto Chrome OS.</p>
<p>La seconda domanda inevasa è ancora più concreta: se si usa un sistema operativo basato su applicazioni e dati che risiedono su Internet, che si fa quando Internet non c&#8217;è?</p>
<p>La risposta in parte c&#8217;è già: Gmail, la posta di Google, è già usabile anche senza connessione Internet grazie a <a href="http://gears.google.com/">Gears</a>. Lo stesso vale per Google Docs. L&#8217;obiezione più sottile ai piani di Google riguarda invece le attività informatiche che richiedono un elevato flusso di dati, come per esempio l&#8217;elaborazione di foto o video: su connessioni Internet lente, sarebbero un vero supplizio.</p>
<p>Ci sarebbe anche la questioncella della sicurezza, ma dietro a tutto questo c&#8217;è una domanda ancora più fondamentale. Vogliamo davvero regalare tutta la nostra posta, tutti i nostri contatti, l&#8217;agenda di tutti i nostri impegni, tutti i nostri documenti e presto persino il funzionamento stesso dei nostri computer a una singola azienda?</p>
<p><span style="font-style: italic;">(C)  by Paolo Attivissimo (www.attivissimo.net)</span></p>
<p>[wordbay]“digitale”[/wordbay]</p>
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		<title>AdSense per la ricerca</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 20:29:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[AdSense per la ricerca è arricchito ora della tecnologia di ricerca personalizzata; ciò significa che i publisher dispongono di un numero maggiore di opzioni avanzate per la personalizzazione per i propri risultati di ricerca e annunci. Tra le opzioni vi sono le funzioni di perfezionamento delle parole chiave, di ricerca verticale e di selezione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>AdSense per la ricerca è arricchito ora della tecnologia di ricerca personalizzata; ciò significa che i publisher dispongono di un numero maggiore di opzioni avanzate per la personalizzazione per i propri risultati di ricerca e annunci. Tra le opzioni vi sono le funzioni di perfezionamento delle parole chiave, di ricerca verticale e di selezione del posizionamento degli annunci sulle pagine dei risultati di ricerca.</span></p>
<p><span><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/HdbbodmSPNc" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/HdbbodmSPNc"></embed></object></span></p>
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		<title>Google Gears usa le applicazioni internet senza bisogno di connessione</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 16:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mikele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google offre numerosi servizi per il web tra cui il poco conosciuto Google Gears. Questo Video offre spiegazioni sul Servizio della grande G. Guarda il video [wordbay]“unghie”[/wordbay]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google offre numerosi servizi per il web tra cui il poco conosciuto <a href="http://gears.google.com/" target="_blank"><span style="font-weight: bold;">Google Gears</span></a><a href="http://gears.google.com/" target="_blank">.</a><br />
Questo Video offre spiegazioni sul Servizio della grande G.</p>
<p><a href="http://common.html.it/bin/player/player.swf?external=1&amp;autoplay=0&amp;uid=Hjsgn46zkqFBtET1rlzt5JexVPQ=" target="_blank">Guarda il video</a></p>
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