Archive for the ‘Scienza Tecnologia’ Category

Il sistema delle rotte aeree

Le rotte aeree sono segnalate a distanze rego­lari (ogni 180 km circa), da radiofari omnidire­zionali chiamati VOR (Very High Frequency Omni-Range). Questi segnali di rotta consen­tono al pilota di seguire un asse, detto radiale, e, per mezzo del DME (Distance Measuring Equipment), di conoscere la distanza bell’ae­reo dalla stazione. Le rotte hanno una larghez­za di 18 km e sugli assi più frequentati si sono stabiliti due tracciati a senso unico (per esem­pio sulla rotta Parigi-Londra).

I grandi croce­via corrispondono a regioni di controllo termi­nale (generalmente collegate agli aeroporti). Ai radiofari si sono aggiunti un sistema di co­municazione radiotelefonico e dei radar. I con­trollori a terra sorvegliano la circolazione e intervengono quando un pilota è in difficoltà.

Le strade del cielo

L’organizzazione dello spazio aereo è comin­ciata attorno al 1930. Il sistema europeo di guida impiegava i radiogoniometri e la radiote­legrafia, mentre un operatore a terra assicura­va la navigazione dell’aereo. Negli Stati Uniti, radiogoniometri permettevano al pilota di diri­gere da solo l’aereo, mentre le comunicazioni con i controllori avvenivano per radiotelefono. Non esisteva coordinazione tra queste due for­mule, ma i voli transatlantici erano poco nume­rosi.

Nel 1944, fu creata l’OACI (Organizza­zione dell’aviazione civile internazionale), or­gano tecnico consultivo per emettere pareri sulla navigazione aerea; sorta da una conven­zione stipulata a Chicago, l’organizzazione ha sede a Montreal. Nel 1948 vi ha aderito anche l’Italia. Oggi, i 147 paesi aderenti hanno adot­tato regole di circolazione unificate.

Come si prepara un aereo?

Contemporaneamente alla costruzione dell’in­telaiatura sulla quale verrà creato il prototipo del nuovo aereo, si elabora un altro aereo in tutto simile, ma incapace di decollare. Si tratta difatti di un modello a grandezza naturale fab­bricato in legno e in lamiere non lavorate. La sua costruzione fornisce anzitutto un’esperien­za diretta alle diverse categorie di operai che partecipano alla costruzione: tracciatori, mec­canici, aggiustatori, fabbri e altri operai specia­lizzati. Questa esperienza permette di ritocca­re eventualmente i progetti di forma del vero prototipo. Infine, grazie a questo modello i studia la sistemazione interna dell’aereo, dalla stive alla cabina e al posto di pilotaggio.

I quadri di bordo sono raffigurati il più precisamente possibile, e tutti gli strumenti sono rappresentati da fotografie, ciò che aiuta i piloti verificare la loro leggibilità al primo colpo d’occhio e la perfetta accessibilità ai comandi. Si concepisce ancor meglio l’enorme utilità di questo modello per un grande aereo da trasporto come il Boeing 747: le piattaforme della fusoliera portano non solo scivoli per accogliere contenitori di merci, ma anche sedili per accogliere i passeggeri.

Qual è la principale difficoltà nella costruzione degli aerei?

Il peso rimane da sempre l’ossessione degli uffici studi dell’aeronautica. Il calcolo delle strutture di un nuovo aereo è un compromesso permanente tra la massima resistenza e il peso più leggero possibile. È evidente che a parità di potenza dei propulsori e di caratteristiche ae­rodinamiche, l’aereo di linea con le maggiori prestazioni sarà quello che peserà di meno e che si rivelerà quindi più redditizio. Per un aereo bireattore a medio raggio, per esempio, un’eccedenza di 500 kg su un peso totale al decollo che supera le 311 può eliminare 6 posti passeggeri e diminuire il grado di competitività dell’apparecchio di fronte ai suoi concorrenti.

Read the rest of this entry »

Come nasce un aereo

Il processo di fabbricazione di un nuovo aereo ha inizio con la definizione del suo impiego futuro. Questa ne determina la capacità di trasporto, la velocità, il raggio d’azione. In funzione di questi dati e delle imposizioni finanziarie, l’ufficio studi stabilisce le caratteristiche aerodinamiche dell’apparecchio, la potenza e il numero dei suoi reattori, la sezione e la lunghezza della fusoliera. Modelli studiati nella galleria del vento consentono poi di valutare il comportamento dell’aereo e di apportare le modifiche necessarie.

Read the rest of this entry »

L'Antartide

Questo continente di 14 milioni di km2 è ricoperto quasi interamente da un inlandsis: solo il 2% della sua superficie non è costituito di ghiaccio. L’inlandsis è formato di neve in superficie che si trasforma in ghiaccio in pro­fondità. La sua altitudine è in media di 2.000 m, ma essa può raggiungere talvolta i 4.000 m. Solo una fascia costiera di profondità compresa tra i 10 e i 100 km presenta fenome­ni di fusione del ghiaccio. Alcuni flussi di ghiaccio, giungendo al mare, formano delle piattaforme (o shelfs) galleggianti lungo la costa.

Read the rest of this entry »

La formazione delle calotte glaciali

La neve si trasforma in ghiaccio quando la temperatura scende al di sotto di zero gradi e, sotto l’effetto della pressione, l’aria che sepa­rava i cristalli viene eliminata. Questa trasfor­mazione è molto lenta, richiedendo parecchie centinaia d’anni. Il peso medio di 1 m3 di ghiaccio è di 850-950 kg. Le calotte glaciali crescono a partire da una glaciazione degli altopiani, o da ostruzioni formate da cerchie di montagne alpine nel caso dello sviluppo eccessivo di un ghiacciaio di fondo valle. Questa crescita può proseguire sino a che la calotta raggiunga le dimensioni d’un conti­nente: allora si ha un inlandsis.

Read the rest of this entry »

Qual è la densità dell'acqua di mare?

La densità dell’acqua di mare dipende dalla salinità e dalla temperatura. L’acqua salata raggiunge una densità massima a -2°C; le acque fredde sono dunque più pesanti, e tendono a sprofondare sotto le acque calde, che possono raggiungere 27 °C in superficie vicino all’Equatore e perfino 35,6°C nel Golfo Persico. L’acqua marina comincia a gelare attorno a -3°C nelle regioni polari.

Qual è il mare più salato?

Il record di salinità è detenuto dal Mar Morto, con 275 g/l; il suo nome è ben giustificato, infatti nessun pesce può vivervi.

Qual è il contenuto dell'acqua di mare?

L’acqua di mare è una sostanza complessa nella quale si trovano numerosissimi sali mine­rali disciolti, il principale dei quali è il cloruro di sodio (NaCl). La salinità dell’acqua di mare corrisponde al contenuto totale di sali sciolti. Essa è in media di 35 g per litro. Tuttavia risulta più debole (da 30 a 33 g/1) nei mari polari e nei mari che ricevono acqua dolce da numerosi corsi d’acqua (il Baltico ha una salinità di 20 g/1), e più forte nei mari sottomessi a un’intensa evaporazione nelle re­gioni calde e tropicali (44 g/1 nel Mar Rosso).

I gas dell’atmosfera si ritrovano sciolti nell’ac­qua di mare, in particolare l’ossigeno, indi­spensabile alla fauna e alla flora sottomarine. Il contenuto in ossigeno delle acque superficiali è superiore nelle acque fredde (8 ml/1 nell’Ocea­no Antartico) piuttosto che in quelle calde (4,5 ml/1 nelle acque tropicali ed equatoriali).

Pagina 1 di 612345...Ultima »
Pagina 1 di 612345»...Ultima »Top Footer