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	<title>Selvaggio web &#187; Disinformazione</title>
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		<title>Come vedere la scadenza del latte</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo sapevate che: Il latte ha una scadenza. Il latte scaduto non venduto viene mandato di nuovo al produttore che PER LEGGE può effettuare di nuovo il processo di pastorizzazione a 190 gradi e rimetterlo sul mercato. Questo processo PER LEGGE può essere effettuato fino a 5 VOLTE. Il produttore è obbligato a indicare quante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sapevate che:<br />
Il latte ha una scadenza.<br />
Il latte scaduto non venduto viene mandato di nuovo al produttore che PER LEGGE può effettuare di nuovo il processo di pastorizzazione a 190 gradi e rimetterlo sul mercato. Questo processo PER LEGGE può essere effettuato fino a 5 VOLTE.<br />
Il produttore è obbligato a indicare quante volte è stato effettuato il processo, e in effetti lo indica, ma a modo tutto suo, nel senso che chi si è mai accorto che il latte che sta bevendo è scaduto e ribollito chissà quante volte?Il segreto è guardare sotto il tetrabrick e osservare i numerini<br />
Ci sono dei numeri 12345. Il numero che manca indica quante volte è scaduto e poi ribollito il latte.<br />
ES: 12 45 manca il “tre”: scaduto e ribollito 3 volte.<br />
Ma non finisce qui, perché in un a scatol a da 12 buste ci saranno alcune buste dove manca il numero e altre dove ci saranno tutti i numeri. Attenzione tutto lo scatolone avrà ricevuto questo trattamento. In questo modo le aziende si arricchiscono, riciclando di fatto il latte scaduto, e chi ne paga le conseguenze siamo noi che di fatto beviamo acqua sporca<br />
DIFFONDETE</p>
<p><a href="http://www.selvagg.it/wp-content/uploads/2012/01/latte.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4252" title="latte" src="http://www.selvagg.it/wp-content/uploads/2012/01/latte.jpg" alt="" width="567" height="425" /></a></p>
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		<title>Marea nera &#8211; 10 cose che dovreste sapere</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 21:24:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[disastri]]></category>
		<category><![CDATA[marea nera]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[É da 49 giorni che la piattaforma della BP, Deepwater Horizon, è esplosa nel Golfo del Messico. Da quel momento, è iniziata l&#8217;emorragia di greggio nelle acque oceaniche. Sebbene la BP ufficialmente affermi che solo poche migliaia di barili vengono persi al giorno, gli esperti stimano il danno in 60,000 barili, ovvero più di 2,5 milioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>É da 49 giorni che la piattaforma della BP, Deepwater Horizon, è esplosa nel Golfo del Messico. Da quel momento, è iniziata l&#8217;emorragia di greggio nelle acque oceaniche. Sebbene la BP ufficialmente affermi che solo poche migliaia di barili vengono persi al giorno, gli esperti stimano il danno in <a href="http://www.alternet.org/environment/146753/bp%27s_oil_disaster%3A_the_numbers_will_shock_you" target="_blank">60,000 barili</a>, ovvero più di 2,5 milioni di galloni al giorno.</p>
<p>Forse, ne sapremmo di più se la BP non avesse <a href="http://www.pbs.org/newshour/bb/africa/jan-june10/dudley_05-25.html" target="_blank">proibito</a> agli ingegneri indipendenti di ispezionare la falla. Un trattamento <a href="http://www.cbsnews.com/video/watch/?id=6496749n&amp;tag=related;photovideo" target="_blank">analogo</a>, grazie alla solerte collaborazione della Guardia Costiera statunitense, è stato riservato ai giornalisti. I rimedi per fermare la perdita sono risultate poco brillanti, e diversamente dall&#8217;ultimo grande incidente petrolifero &#8211; l&#8217;Exxon Valdez nel 1989 &#8211; il petrolio fuoriesce dal suolo, non da una petroliera, quindi non abbiamo la minima idea di quando si fermerà. I mass media stanno seguendo il disastro con articoli in prima pagina e notiziari notturni ogni giorno, ma gli aspetti nascosti di questo racconto da brividi dipingono un interessante quadro degli attori e delle azioni dietro la catastrofe. Ecco alcune cose che dovreste sapere sulla BP:</p>
<div><strong>#1</strong>) Il proprietario della piattaforma ha guadagnato <a href="http://www.politico.com/news/stories/0510/37740.html" target="_blank">270 milioni di dollari</a> da questo incidente. La Transocean Ltd., la proprietaria della Deepwater Horizon, ceduta in affitto alla BP, è sempre stata nell&#8217;ombra del radar dei principali notiziari. Si tratta del più grande contractor di trivellazioni in mare aperto, la compagnia ha sede in Svizzera e non è nuova a disastri petroliferi. La piattaforma è stata assicurata per una somma di gran lunga più grande rispetto al suo valore.</div>
<div><strong>#2</strong>) La BP ha un lungo curriculum di disastri petroliferi negli Stati Uniti. Nel 2005, la raffineria a Texas City <a href="http://www.commondreams.org/print/55705" target="_blank">esplose</a>, uccidendo 15 lavoratori e ferendone 170. L&#8217;anno successivo, uno degli oleodotti in Alaska per un guasto perse 200,000 galloni di greggio. Secondo Public Citizen la BP pagò una multa di <a href="http://publiccitizenenergy.org/2010/05/05/cost-of-doing-business-bps-550-million-in-fines-2-criminal-convictions/" target="_blank">550 milioni</a> di dollari in multe. La corporation è particolarmente propensa a violare il Clean Air Act e il Clean Water Act, e ha pagato le due multe più onerose nella storia dell&#8217;Occupational Safety and Health Administration (è una sorpresa che la BP ha avuto <a href="http://www.democracynow.org/2010/5/26/bp_played_central_role_in_botched" target="_blank">un ruolo centrale</a>, sebbene passato in secondo piano, nel tentativo fallito di contenere la perdita della Exxon Valdez?) Con la Deepwater Horizon il trend non è cambiato.In aggiunta alla scelta di un più <a href="http://www.nytimes.com/2010/05/27/us/27rig.html?hp" target="_blank">conveniente</a> e meno sicuro rivestimento per equipaggiare il pozzo, la compagnia ha scelto <a href="http://seizebp.org/" target="_blank">di non dotare</a> la Deepwater Horizon con un meccanismo acustico, un&#8217;opzione che avrebbe potuto chiudere il pozzo anche se fosse stato pesantemente danneggiato, e che è richiesto nei paesi più sviluppati che permettono le trivellazioni in mare aperto. Infatti la BP utilizza questi strumenti nelle sue piattaforme a largo dell&#8217;Inghilterra, ma poichè gli Stati Uniti si limitano a raccomandarli, la BP non ha alcun incentivo a dotarsene, nonostante costino solo 500,000 dollari. Una cifra che secondo seizeBP.org, la compagnia guadagna in meno di otto minuti.</div>
<div><strong>#3</strong>) Le perdite di greggio sono un <a href="http://www.alternet.org/economy/146999/the_corporate_stranglehold:_how_bp_will_make_out_like_bandits_from_its_massive,_still_gushing_oil_disaster/" target="_blank">costo d&#8217;impresa</a> per la BP. Secondo l&#8217;Harte Research Institute, circa <a href="http://www.harteresearchinstitute.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=129:hri-researchers-contribute-expertise-on-oil-spill&amp;catid=21:frontpage-news" target="_blank">1,6 miliardi di dollari</a>in attività economiche annuali sono a rischio per via del disastro della Deepwater Horizon. Comparate questo numero all&#8217;attuale somma che la BP deve pagare per danni economici come posti di lavoro e turisti persi, che ammonta a 75 milioni di dollari. Comparateli ai profitti del primo quadrimestre, registrati dalla BP a una settimana dall&#8217;incidente: <a href="http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5gBmz_mYPQxmvGJhJ5ViAYlglbXyQD9FFKS781" target="_blank">6 miliardi di dollari</a>. Tony Hayward, l&#8217;amministratore delegato di BP, ha solennemente promesso che la somma coperta sarà più di quella richiesta inizialmente. Il 10 maggio la BP ha annunciato che erano stati spesi 350 milioni di dollari. Che gesto generoso da parte di una compagnia valutata 152,6 <strong>miliardi </strong>di dollari e che guadagna 93 milioni di dollari <strong>ogni giorno</strong>.</div>
<div><strong>#4</strong>) Il Dipartimento dell&#8217;Interno è complice. I primi <a href="http://www.nytimes.com/gwire/2010/05/04/04greenwire-warnings-on-backup-systems-for-oil-rigs-sounde-30452.html?pagewanted=print" target="_blank">allarmi</a> su possibili guasti dei sistemi di supporto risalgono a dieci anni fa. Il Dipartimento dell&#8217;Interno dichiarò un&#8217;allerta per la sicurezza, ma poi lasciò decidere alle compagnie che supporti utilizzare. Nel 2007 lo stesso dipartimento <a href="http://www.huffingtonpost.com/2010/05/03/gulf-oil-spill-government_n_561646.html?view=print" target="_blank">minimizzò</a> le possibilità e i danni di una perdita. Probabilmente la filiale della Louisiana del Dipartimento dell&#8217;Interno potrebbe essere confusa per via della propria fraternizzazione con l&#8217;industria del petrolio. La Minerals Management Service, ovvero l&#8217;agenzia che supervisiona le trivellazioni in alto mare, accetta quotidianamente regali dalle aziende petrolifere e persino si considera una branca delle stesse, piuttosto che un&#8217;agenzia di regolazione governativa. Volare sugli aerei privati non era un evento raro per gli ispettori della MMS in Lousiana, un <a href="http://www.eenews.net/public/25/15844/features/documents/2010/05/25/document_gw_02.pdf" target="_blank">rapporto federale</a> riporta: &#8220;Le gare di tiro al piattello, le battute di caccia, la pesca, i tornei di golf e le feste di Natale&#8221; erano passatempi comuni. Attività che non hanno <a href="http://environmental-activism.suite101.com/article.cfm/deepwater-horizon-oil-rig-was-given-categorical-exclusion" target="_blank">permesso</a> agli ispettori di obbligare la BP a stilare un rapporto sui danni di un&#8217;eventuale perdita di greggio. Non stupisce che il Dipartimento dell&#8217;Interno, dal 20 aprile, giorno in cui è esplosa da Deepwater Horizon, abbia <a href="http://blogs.alternet.org/speakeasy/2010/05/10/outrageous-govt-gives-bp-more-off-shore-drilling-regulatory-exemptions/" target="_blank">approvato</a>27 nuovi permessi per la trivellazione in mare aperto. Due di questi sono per la BP. Analogamente non stupisce che la BP, dal 2000, abbia <a href="http://news.muckety.com/2010/05/28/bp-collects-billions-in-us-government-contracts/26301" target="_blank">guadagnato</a> più di 9 miliardi di dollari attraverso gli appalti governativi.</div>
<div><strong>#5</strong>) Le prospettive di bonifica sono minime. I mass media hanno fatto un gran chiasso attorno ai diversi metodi che la BP sta utilizzando per bonificare la perdita di greggio. La realtà è che anche se la BP dovesse trovare un metodo affidabile, gli<a href="http://www.csmonitor.com/layout/set/print/content/view/print/298421" target="_blank">esperti</a> affermano che il miglior scenario di bonifica consista nel recuperare il 20% del greggio disperso.</div>
<div><strong>#6</strong>) La BP non ha un <a href="http://www.grist.org/article/2010-05-25-the-7-dumbest-things-in-bps-spill-response-plan/PALL/print" target="_blank">piano</a> reale di bonfica.</div>
<div><strong>#7</strong>) L&#8217;amministratore delegato della BP, poche settimane prima della perdita di greggio, ha <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/energy/oilandgas/7804922/BP-chief-Tony-Hayward-sold-shares-weeks-before-oil-spill.html" target="_blank">venduto</a> 1,4 milioni di dollari delle sue quote del gigante petrolifero. Circa un mese prima dell&#8217;esplosione, Tony Hayward ha venduto un terzo della suq quota.</div>
<p><strong>#8</strong>) La BP esponeva costantemente i propri impiegati a dei rischi. Un <a href="http://www.thedailybeast.com/blogs-and-stories/2010-05-25/shocking-bp-memo-and-the-oil-spill-in-the-gulf/p/" target="_blank">documento interno</a> dimostra come nell&#8217;esplosione del 2005 a Texas City, che uccise 15 persone e ne ferì 170, si scelse di risparmiare piuttosto che garantire la sicurezza.</p>
<div><strong>#9</strong>) Il Corexit, il famigerato disperdente che la BP continua a riversare in mare, è altamente tossico, non consentito in Europa, ma è prodotto dalla Nalco. Esistono almeno 12 detergenti più efficaci. Nel consiglio d&#8217;amministrazione dell&#8217;azienda<a href="http://www.nytimes.com/2010/05/13/business/energy-environment/13greenwire-less-toxic-dispersants-lose-out-in-bp-oil-spil-81183.html" target="_blank">siedono</a> manager della BP, della Exxon e la Goldman Sachs <a href="http://www.picassodreams.com/picasso_dreams/2010/05/media-ignores-goldman-sachs-ties-to-corexit-dispersant.html" target="_blank">possiede</a> una quota considerevole della Nalco stessa.</div>
<p>[wordbay]“digitale”[/wordbay]</p>
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		<title>Tre miliardi di euro ai partiti, ma davvero?</title>
		<link>http://www.selvagg.it/2010/09/tre-miliardi-di-euro-ai-partiti-ma-davvero/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 13:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[partiti]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[l finanziamento pubblico in teoria è stato abolito. Ma tra rimborsi, contributi e trucchi vari, le segreterie hanno incassato lo stesso. Incluse quelle che non esistono più, ma continuano a prendere soldi. Tre miliardi di euro. Una cifra stratosferica, equivalente a quasi seimila miliardi delle vecchie lire. Sono i soldi pubblici che i partiti italiani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>l finanziamento pubblico in  teoria è stato abolito. Ma  tra rimborsi, contributi e trucchi vari, le  segreterie hanno incassato  lo stesso. Incluse quelle che non esistono  più, ma continuano a prendere  soldi. </strong></p>
<p>Tre miliardi di euro. Una cifra  stratosferica, equivalente a quasi seimila miliardi delle vecchie lire.  Sono i soldi pubblici che i partiti italiani hanno incassato in sedici  anni: il tesoro nascosto della Seconda Repubblica. <strong>Una cascata di denaro prelevato dalle tasche dei cittadini </strong>e  trasferito nei forzieri che sostengono la macchina politica del nostro  paese. E stiamo parlando soltanto dei fondi elargiti dallo Stato a  partire dal fatidico 1994, anno di svolta dopo la tempesta di  Tangentopoli, segnato dall&#8217;introduzione del sistema maggioritario.</p>
<p><em> &#8220;L&#8217;<a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2131285" target="_blank">espresso</a></em>&#8221;  ha ricostruito i mille rivoli di questo fiume di denaro, che si è  modificato secondo gli assetti della politica e delle maggioranze, con  formazioni che scompaiono e coalizioni in continua metamorfosi&#8230;<br />
In questo inseguirsi di sigle e  simboli, dalla contabilità bizantina, resta però un punto fermo, che ha  il sapore di una truffa ai danni della cittadinanza. Perché nell&#8217;aprile  1993 il referendum per l&#8217;abolizione del finanziamento pubblico dei  partiti era stato approvato con una maggioranza bulgara. L&#8217;iniziativa  promossa dai Radicali di Marco Pannella aveva ottenuto il 90,3 dei  consensi e avrebbe dovuto decretare la fine delle trasfusioni a  vantaggio dei segretari amministrativi di movimenti grandi e piccoli.  Invece no: nonostante quel voto, i cittadini hanno continuato a pagare  per sovvenzionare la politica. Nel disprezzo della volontà popolare  espressa dal referendum, la corsa all&#8217;oro di Stato è proseguita ed  addirittura aumentata.</p>
<p>Sommando al denaro per gli organigrammi  di partito quello per i loro organi: fondi a go-go erogati a favore dei  cosiddetti giornali organi di partito, come la cara vecchia &#8220;Unità&#8221; del  Pci-Pds-Ds, il &#8220;Campanile nuovo&#8221; dell&#8217;Udeur di Clemente Mastella, la  &#8220;Padania&#8221; di Umberto Bossi, il &#8220;Foglio&#8221; di Giuliano Ferrara e le altre  decine di testate di partiti e movimenti spesso fantasma o appositamente  creati che, nello stesso periodo, da soli, secondo una stima de  &#8220;L&#8217;espresso&#8221; , in quella torta di tre miliardi valgono circa 600 milioni  di euro. Davvero un bel bottino.</p>
<p><strong>Caccia al tesoro</strong><br />
È quella  scatenata dai partiti per mettere le mani sul tesoretto pubblico dei  rimborsi: ben 2 miliardi 254 milioni di euro stando al calcolo fatto  recentemente dalla Corte dei conti fino alle elezioni politiche del  2008, cui vanno però aggiunti un altro centinaio di milioni maturati nel  2009 grazie alle ultime europee. Come è stato possibile trasferire  tanto denaro nonostante il plebiscito del referendum? Aggirando il veto  al finanziamento pubblico con una nuova formula: il meccanismo dei  rimborsi elettorali. Sempre pubblici, sempre pingui ma formalmente  giustificati dalla volontà di tutelare la competizione democratica.</p>
<p>Sulla carta, però, il risarcimento a carico della collettività avrebbe  dovuto coprire soltanto i costi sostenuti nella campagna. Ma i furbetti  del partitino hanno subito inserito un primo trucco: come per magia, i  rimborsi volano lontano dalle regole dell&#8217;economia e si plasmano su  quelle della politica, per dilatarsi e lievitare. Non si calcolano sulla  base dei soldi effettivamente investiti e spesi per spot, comizi e  manifesti, <strong>ma in proporzione ai voti ricevuti.</strong> Quanto  per l&#8217;esattezza? Una cifra che si è gonfiata senza sosta e senza  vergogna, in un&#8217;autentica corsa al rialzo. Nelle politiche del 1994, le  prime dopo il referendum blocca finanziamenti che segnarono la  vittoriosa discesa in campo di Silvio Berlusconi, il fondo a  disposizione è stato alimentato con una formula magica: 1.600 lire per  ogni cittadino, non tantissimo perché all&#8217;epoca un quotidiano costava  1.300 lire ma che fatti i calcoli produce una cifra monstre. In totale,  per Camera e Senato, il contributo toccò la cifra di 90 miliardi 845  milioni di lire. Un bel gruzzolo, non c&#8217;è che dire.</p>
<p><strong>La torta che lievita</strong><br />
Ma, si sa, l&#8217;appetito vien mangiando, ed ecco negli anni successivi gli  alchimisti parlamentari scendere in aiuto dei tesorieri di partito. I  maestri del ritocchino si danno da fare e nel 1999 il contributo  triplica e passa a 4 mila lire per abitante. E come è accaduto in tutte  le botteghe, nel 2002 l&#8217;euro ha offerto un&#8217;occasione ghiotta per  scatenare aumenti selvaggi e poco chiari. Si prevede un 1 euro per  ciascun anno di legislatura: in pratica 5 euro per ogni cittadino  italiano. Certo, parallelamente si cancella quel 4 per mille che dal  1997 per due anni ha dato ai cittadini la possibilità di destinare ai  partiti questa percentuale dell&#8217;imposta sul reddito fino a un totale  massimo di 56 milioni 810 mila euro. E poi si era ridotto il fattore di  moltiplicazione: non più il totale dei cittadini ma solo il numero degli  iscritti nelle liste elettorali della Camera.</p>
<p>Anche le modalità di pagamento degli  agognati rimborsi subiscono modifiche: non più tutti e subito ma  rateizzati nei cinque anni di durata della legislatura. Con una  fondamentale postilla: il blocco in caso di scioglimento anticipato.  Niente più parlamento, niente più quattrini. Una misura ispirata dalla  frequenza delle elezioni nostrane, che viene però considerata troppo  severa dalle segreterie di partito. E difatti nel 2002 aboliscono  l&#8217;interruttore: il finanziamento si incassa anche se i parlamentari  decadono prima. Una farcitura a doppio strato: consente alle rate dei  vecchi rimborsi milionari di sovrapporsi a quelle altrettanto ricche  portate in dote dalla nuova legislatura. Il risultato è sotto gli occhi  di tutti, con effetti paradossali. Come bene dimostrano i rimborsi della  quindicesima legislatura aperta nel 2006 e finita nel 2008 che  continueranno ad essere incassati dai partiti fino al 2011 e si  sommeranno a quelli della sedicesima che dovrebbe durare fino al 2013.  Ci sono partiti, come i Verdi, Rifondazione, i Comunisti italiani che  non sono più in Parlamento ma vengono ancora sovvenzionati dagli  italiani.</p>
<p>Di astuzia in cavillo, le coalizioni hanno divorato  oltre 2 miliardi 300 milioni di euro, frutto non solo dei rimborsi per  le elezioni di Camera, Senato e Parlamento europeo, ma anche per quelle  regionali. La Finanziaria del 2008 ha promesso le forbici: un taglio del  dieci per cento su questi fondi. Che però si fatica a seguire nella  loro destinazione finale, soprattutto da quando la competizione è tra  blocchi di alleanze.</p>
<p>Chi ha incassato di più? Secondo la stima  che &#8220;L&#8217;espresso&#8221; ha elaborato spulciando i piani di ripartizione  stilati dalla Tesoreria della Camera e i bilanci annuali delle forze  politiche, a fare la parte del leone è stato proprio colui che da sempre  sostiene di essere sceso in campo per affrancare gli italiani dai  partiti-parassiti: l&#8217;attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.  La creatura da lui fondata nel 1994, Forza Italia, risulta infatti in  testa alla lista dei beneficiati con oltre 638 milioni di euro di  rimborsi elettorali incassati, pari a mille 235 miliardi di lire.</p>
<p>Il calcolo è semplificato dal fatto che nel Pdl i conti restano  separati: Fi e An si spartiscono le elargizioni pubbliche in modo netto.  Più complesso decifrare le geometrie finanziarie della sinistra. In tre  anni il Partito Democratico ha maturato ben 253 milioni di euro, frutto  soprattutto delle ultime politiche. In più ci sono quelli del Pds-Ds  con 184 milioni di euro alla voce &#8220;contributi dello Stato per rimborso  delle spese elettorali&#8221;. Troppo poco, è evidente, ma a questa cifra ci  sono da aggiungere le quote Ds nei fondi per le coalizioni di  centrosinistra e soprattutto per l&#8217;Ulivo: ma i rami della pianta di  sinistra sono così intricati che nessuno riesce a distinguerne i colori.</p>
<p>Anche la tesoreria del partito ha replicato alla richiesta de  &#8220;L&#8217;espresso&#8221; allargando le braccia. E che si tratti di cifre  considerevoli lo testimoniano le posizioni di assoluto rililevo  conquistate nella nostra graduatoria dalle coalizioni di centrosinistra  come L&#8217;Ulivo e L&#8217;Ulivo per l&#8217;Europa che insieme hanno totalizzato oltre  260 milioni. In casa Fini prima delle ultime turbolenze era invece  facile fare i calcoli: 237 milioni. Al settimo posto c&#8217;è poi l&#8217;Udc di  Pier Ferdinando Casini con i suoi quasi 114 milioni, seguita da  Rifondazione comunista che, a dispetto delle traballanti fortune  elettorali che l&#8217;hanno vista sparire dalla scena parlamentare nel 2008,  in tre lustri ha raccolto 105 milioni di euro, mentre Lega e Margherita  vantano rispettivamente 102 e 85 milioni di euro.</p>
<p>Cifre  ragguardevoli che si attestano sopra i 72 milioni iscritti nei bilanci  dell&#8217;Italia dei valori e che doppiano i 35 dei Verdi, altri  desaparecidos in Parlamento. Si può infatti anche non avere  rappresentanti alle Camere ma, incredibilmente, riscuotere lo stesso i  rimborsi pubblici. Se per farsi eleggere serve più del 4 per cento dei  suffragi, per incassare è sufficiente un modesto 1 per cento. Come è  capitato alla Destra di Francesco Storace e Daniela Santanché che,  nonostante sia restata fuori con il 2,4 per cento dei voti, sta  intascando oltre 6 milioni di euro.</p>
<p><strong>Viva la differenza</strong><br />
<strong> Fondare un partito e presentarlo alle elezioni è infatti sempre un  grande affare. Il denaro impegnato in spese elettorali è un investimento  sensazionale. </strong>Qualche cifra: a fronte dei 2 miliardi e 254  milioni di euro di rimborsi erogati dal 1994 al 2008, secondo l&#8217;indagine  della Corte dei conti le forze politiche hanno speso solo 579 milioni  di euro. In pratica ci hanno guadagnato 1600 milioni: il che vuol dire  (vedere tabella) che i soldi investiti nella campagna elettorale hanno  avuto un rendimento di oltre il 389 per cento, con punte massime del 959  registrate alle politiche del 2001. Con qualche partito più bravo di  altri. Il Pdl che nel 2008 ha dichiarato spese elettorali per 68 milioni  475 mila euro ha maturato rimborsi per più di 200 milioni di euro con  un guadagno di oltre il 200 per cento. Mentre il Pd che ha speso 18  milioni 418 mila euro, riscuoterà 180 milioni con un guadagno di circa  il 1.000 per cento. Un vero record.</p>
<p>Dati choc che smascherano  l&#8217;effettiva natura di quelle erogazioni: altro che rimborsi, è sempre  quel finanziamento dei partiti tout court che è sopravvissuto al  referendum. Lo sottolinea la Corte dei conti nel dossier sui consuntivi  delle spese delle forze politiche per le elezioni del 2008. Queste  cifre, hanno sentenziato i magistrati contabili, dimostrano &#8220;che quello  che viene normalmente definito contributo per il rimborso delle spese  elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento&#8221;.</p>
<p><strong>Prelievo quotidiano</strong><br />
È quello per tanti anni consumato da molti dei cosiddetti organi di partito.<br />
Un altro pozzo senza fondo alimentato dal dipartimento per l&#8217;Editoria  della presidenza del Consiglio e che secondo i dati disponibili sul sito  di palazzo Chigi e analizzati da &#8220;L&#8217;espresso&#8221; in sedici anni ha  elargito finanziamenti per un totale di 598 milioni di euro. A chi sono  andati? In testa alla lista c&#8217;è &#8220;l&#8217;Unità&#8221; con quasi 100 milioni di euro.  A sorpresa, al secondo posto, con oltre 50 milioni, rifulge la  &#8220;Padania&#8221; dei leghisti di Umberto Bossi, grandi fustigatori della &#8220;Roma  ladrona&#8221;, ma non quando si tratta di incamerare pubbliche provvidenze.  Seguono &#8220;Liberazione&#8221; (48 milioni), voce di Rifondazione comunista e &#8220;Il  Secolo d&#8217;Italia&#8221;, di An (quasi 40 milioni). Dov&#8217;è lo scandalo? Anche  nel fatto che a ramazzare questi denari ci sono testate di quotidiani e  periodici che difficilmente comparirebbero se lo spirito della legge  fosse stato correttamente rispettato.</p>
<p>Tra i grandi foraggiati,  con oltre 35 milioni c&#8217;è &#8220;Il Foglio&#8221;: fondato da Giuliano Ferrara, ha  tra gli azionisti pure Veronica Lario, moglie del presidente Berlusconi  prossima al divorzio. C&#8217;è &#8220;Il Denaro&#8221; (18 milioni), giornale napoletano  diretto da Alfonso Ruffo; &#8220;Il Riformista&#8221; (14 milioni) fondato dall&#8217;ex  senatore Antonio Polito ma edito dalla famiglia Angelucci, tra i  maggiori imprenditori della sanità privata, il cui capostipite Antonio è  stato eletto deputato nel Pdl. E c&#8217;è &#8220;Libero&#8221;, altra testata della  famiglia Angelucci, che ha incassato circa una ventina di milioni. Anche  in questo caso, una legislazione ambigua e volutamente sprecona ha  permesso di confondere alti principi democratici e bassi interessi  privati. Nel 1990 si stabilisce che per ottenere i fondi basta essere  organi di partito o di un movimento con almeno due rappresentanti eletti  in Parlamento; poi via via si introducono regole nuove e strambi  cavilli come l&#8217;apparentamento con almeno un gruppo parlamentare, anche a  Strasburgo; o la trasformazione in cooperativa giornalistica. Le regole  sono oscure, il fine è chiaro: mettere i soldi in tasca.</p>
<p>Come  l&#8217;ultima trovata del 2006 che ha totalmente abolito il requisito del  collegamento con una rappresentanza parlamentare per i giornali che in  passato sono comunque stati organo di partito. In pratica, il privilegio  è immortale. È proprio grazie a questi &#8220;aggiustamenti&#8221; che &#8220;Il Foglio&#8221;  ha potuto attingere ai finanziamenti in quanto organo della &#8220;Convenzione  per la giustizia&#8221;, creatura dell&#8217;ex presidente forzista del Senato  Marcello Pera e del verde Marco Boato. Il &#8220;Denaro&#8221; invece ha fatto bingo  in quanto bandiera di &#8220;Europa mediterranea&#8221;, un&#8217;associazione che  allineava l&#8217;ex ministro Antonio Marzano e l&#8217;ex parlamentare Claudio  Azzolini. Ma il caso più eclatante resta quello di &#8220;Libero&#8221;, quotidiano  fondato nel 2000 da Vittorio Feltri. Questo giornale per accedere ai  fondi per l&#8217;editoria di partito, a cominciare dal 2003 ha preso in  affitto il bollettino &#8220;Opinioni nuove&#8221;che già riceveva modeste  provvidenze in quanto organo del movimento Monarchico italiano. Questo  supplemento coronato ha portato in dote a &#8220;Libero&#8221; i fondi pubblici  riservati agli organi di partito. Avanti Savoia, tutto serve per fare  cassa.</p>
<p><em>ha collaborato Francesco Giurato</em></p>
<p><em>[wordbay]“digitale”[/wordbay]</em></p>
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		<title>L&#039;energia solare costa meno del nucleare</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 12:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mikele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[energia solare]]></category>
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		<description><![CDATA[NEW YORK &#8211; Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University. Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>NEW YORK</strong> &#8211;  Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare  costa meno di quella nucleare. Lo afferma un <a rel="nofollow" href="http://www.nytimes.com/2010/07/27/business/global/27iht-renuke.html?src=busln" target="_blank">articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times,</a> che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della   Duke University. Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con   quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio   del solare è evidente, afferma Blackburn. «Il solare fotovoltaico ha   raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare»,   spiega Blackburn, nel suo articolo <a rel="nofollow" href="http://www.sustainablebusiness.com/index.cfm/go/news.display/id/20683" target="_blank">Solar and Nuclear Costs &#8211; The Historic Crossover, pubblicato sul sito dell’atene</a>o.</p>
<p>«Il sorpasso è avvenuto da quando il <a rel="nofollow" href="http://www.ncwarn.org/wp-content/uploads/2010/07/NCW-SolarReport_final1.pdf" target="_blank">solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora» (12,3 centesimi di euro/kWh)</a>.   Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti   pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei   consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse&#8230;</p>
<p>COSTI FOTOVOLTAICO IN DISCESA  &#8211;  Secondo lo studio di Blackburn negli ultimi otto anni il costo del   fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore   nucleare è passato da 3 miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010.   In un precedente studio Blackburn aveva dimostrato che se solare e   eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle   esigenze energetiche di uno Stato come il Nord Carolina senza le   interruzioni di erogazione dovute all’instabilità di queste fonti.</p>
<p>COSTI NUCLEARE IN CRESCITA  &#8211; I  costi dell&#8217;energia fotovoltaica, alle luce degli attuali  investimenti e  dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente  nei prossimi  dieci anni. Mentre, al contrario, i nuovi problemi e  l&#8217;aumento dei costi  dei progetti hanno già portato alla cancellazione o  al ritardo nei  tempi di consegna del 90% delle centrali nucleari  pianificate negli  Stati Uniti, spiega Mark Cooper, analista economico  dell&#8217;Istituto di  energia e ambiente della facoltà di legge  dell&#8217;Università del Vermont. I  costi di produzione di una centrale  nucleare sono regolarmente  aumentati negli ultimi anni e le stime sono  costantemente in crescita.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/energia_e_ambiente/10_luglio_27/solare-costi-nucleare_6c3ac74a-998b-11df-882f-00144f02aabe.shtml" target="_blank"><em>corriere</em></a></p>
<p>[wordbay]“caricabatteria”[/wordbay]</p>
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		<title>Google e CIA, chi spia di più?</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 12:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo anni di cooperazione, l&#8217;azienda californiana e l&#8217;agenzia d&#8217;intelligence americana investono in un futuristico progetto per controllare cosa succede in rete. Con il pretesto della lotta al terrorismo, le agenzie di spionaggio statunitensi stanno sviluppando sistemi sempre più elaborati di sorveglianza e schedatura di massa attraverso il monitoraggio e l&#8217;analisi di ciò che accade in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Dopo anni di cooperazione, l&#8217;azienda californiana e  l&#8217;agenzia d&#8217;intelligence americana investono in un futuristico progetto  per controllare cosa succede in rete.</em></strong></p>
<p>Con  il pretesto della lotta al terrorismo, le agenzie di spionaggio   statunitensi stanno sviluppando sistemi sempre più elaborati di <strong>sorveglianza e schedatura di massa</strong> attraverso il <strong>monitoraggio e l&#8217;analisi di ciò che accade in rete</strong>, su internet.<br />
Il   campo d&#8217;azione dei servizi segreti sono sempre meno i luoghi del mondo   fisico (locali pubblici, abitazioni private, sedi di associazioni,  ecc) e  sempre più quelli del <strong>cyberspazio </strong>(siti web, social netowrk, server di posta, blog, chat, ecc).<br />
Non   può quindi stupire &#8211; ma inquietare, sì &#8211; la sempre più stretta   collaborazione tra le strutture governative d&#8217;intelligence Usa e <strong>Google</strong>: il gigante della rete&#8230;    che tiene traccia di tutte le nostre attività in rete.</p>
<p>Finora i rapporti tra la società californiana di <strong>Eric Schmidt</strong> (consigliere di Obama e membro del <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/22346/In+Spagna+il+conclave+dei+Potenti" target="_self"><strong>Bilderberg</strong><strong> Group</strong></a>)   e le agenzie di spionaggio americane si erano limitati, per così dire,   al passaggio di tecnologie (l&#8217;acquisizione da parte di Google, nel  2004,  dell&#8217;azienda <em><strong>Keyhole</strong></em>, finanziata dalla  Cia  per sviluppare il software di mappatura geografica satellitari da  cui  deriva Google Earth) e alla collaborazione in materia di sicurezza   informatica (la partnership con la <strong><em>National Security Agency</em></strong> nata a inizio 2010 dopo i cyber-attacchi subiti da Google Mail).<br />
Ma adesso, come ha rivelato la vista specializzata <strong><em>Wired</em></strong>, questa relazione sta facendo un notevole salto di qualità.</p>
<p>Solo pochi giorni fa si è appreso che <strong><a href="http://www.iqt.org/technology-portfolio/Recorded%20Future.html" target="_blank"><em>In-Q-Tel</em></a></strong>, la sezione sviluppo tecnologico della Cia, e <strong><a href="http://www.google.com/ventures/portfolio.html#recorded-future" target="_blank"><em>Google Ventur</em>e</a></strong>, la divisione investimenti dell&#8217;azienda di Mountain View, hanno investito circa <strong>10 milioni di dollari ciascuno</strong> nello sviluppo di un&#8217;azienda, la <a href="https://www.recordedfuture.com/how-media-analytics-works.html" target="_blank"><em><strong>Recorded Future</strong></em></a>, che ha sviluppato un sofisticatissimo software di <strong>sorveglianza del web in tempo reale</strong>. Una sorta di <strong>&#8216;grande fratello&#8217;</strong> che, scandagliando contemporaneamente migliaia di siti, blog, chat e social group, fornisce una <strong>continua mappatura</strong> delle <strong>dinamiche relazionali</strong> tra individui, organizzazioni ed eventi (con tanto di coordinate   spaziali, grazie all&#8217;integrazione con Google Earth) con la possibilità   di <strong>prevederne anche l&#8217;evoluzione</strong>. Un &#8216;intelligence preventiva&#8217; (di cui il <a href="http://www.analysisintelligence.com/" target="_blank">blog dell&#8217;azienda</a> da un esempio riguardante i terroristi libanesi di Hezbollah) poco lontana dalla fantascientifica investigazione <strong>&#8216;pre-crime&#8217;</strong> raccontata nel <strong>film &#8216;Minority Report&#8217;</strong>.</p>
<p>&#8221;Siamo in grado di vedere, ricostruire e seguire i <strong>collegamenti invisibili</strong> tra individui, documenti e fatti, ipotizzando anche i <strong>trend futuri</strong> di questi legami e assemblando <strong>dossier in tempo reale sulle persone</strong>&#8221;, ha dichiarato l&#8217;amministratore delegato della <em>Recorded Futur</em><em>e</em>, l&#8217;ex militare svedese  <strong>Christopher Ahlberg</strong>.<br />
Questo evolutissimo sistema di <strong><em>&#8216;open source intelligence&#8217;</em></strong> &#8211; come viene definita in gergo spionistico l&#8217;acquisizione di   informazioni riservate per mezzo del monitoraggio di dati e fonti di   pubblico dominio &#8211; si basa  su un software che lavora con complessi   algoritmi di ricerca capaci di analizzare i testi in rete sia dal punto   di vista del contenuto informativo (<strong>&#8216;analisi spazio-temporale&#8217;</strong>) che da quello della forma e del tono usati da chi scrive (<strong>&#8216;analisi sentimentale&#8217;</strong>).</p>
<p>La collaborazione con Google sul progetto <em>Recorded Future</em> è solo l&#8217;ultimo diamante che la Cia ha aggiunto alla corona dei suoi progetti di spionaggio in rete.<br />
Negli ultimi anni <strong><em><a href="http://www.iqt.org/about-iqt/history.html" target="_blank">In-Q-Tel</a></em></strong> ha investito in decine di piccole e grandi aziende all&#8217;avanguardia nel   settore del monitoraggio e nell&#8217;analisi dei contenuti online. Tra  queste  la <strong><a href="http://www.visibletechnologies.com/company.html" target="_blank"><em>Visible Technologies</em></a></strong>,   una piattaforma di &#8216;social intelligence&#8217; specializzata nel passare al   setaccio in contemporanea milioni di post, conversazioni e commenti   pubblicati sui siti web interattivi (<em>Wikipedia, Youtube, Facebook, Myspace, Twitter, WordPress, Tripadvisor</em> ecc). O la <strong><a href="http://www.attensitygov.com/en/Company/index.html" target="_blank"><em>Attensity</em></a></strong>,   che fornisce evoluti programmi di ricerca semantica parallela   all&#8217;interno di fiumi di testi non strutturati pubblicati su internet.</p>
<p>Questo &#8216;grande fratello&#8217; della rete rientra probabilmente nel più   ampio programma di sorveglianza digitale della popolazione, avviato   nell&#8217;ambito dell&#8217;<strong><em>Homeland Security Act</em></strong> dall&#8217;amministrazione <strong>Bush </strong>dopo l&#8217;11 settembre 2001 (con il nome di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Information_Awareness_Office" target="_blank"> <strong>Totale Consapevolezza dell&#8217;Informazione</strong></a>) e proseguito sotto la presidenza <strong>Obama</strong>.</p>
<p><a href="http://it.peacereporter.net/articolo/23351/Google+e+Cia%2C+insieme+per+spiarci" target="_blank"><em>peacereporter</em></a></p>
<p>[wordbay]“pc”[/wordbay]</p>
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		<title>Chiudere un sito praticamente per sempre, senza processo e senza difesa</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 12:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>

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		<description><![CDATA[In quanto giovani adulti degli anni &#8217;70, i genitori degli anni &#8217;80 erano terrorizzati dalla droga (eroina assunta per via endovenosa soprattutto) e tutti noi bambini di allora abbiamo ricevuto una fortissima educazione alla prevenzione, allo stare lontani dagli spacciatori e dagli sconosciuti che distribuivano droga gratis. Inevitabilmente, quand&#8217;è venuto il momento di affrontare da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In quanto  giovani adulti degli  anni &#8217;70, i genitori degli anni &#8217;80 erano  terrorizzati dalla droga (eroina  assunta per via endovenosa  soprattutto) e tutti noi bambini di allora abbiamo  ricevuto una  fortissima educazione alla prevenzione, allo stare lontani dagli   spacciatori e dagli sconosciuti che distribuivano droga gratis.</p>
<div>
<p>Inevitabilmente, quand&#8217;è venuto il  momento di affrontare da soli il  mondo, non avremmo saputo riconoscere uno  spacciatore nemmeno se ci  avessimo sbattuto contro. Inevitabilmente, eravano del  tutto  impreparati ad affrontare la questione droga, uso, abuso, dipendenza   eccetera. Credo sia per questo che al giorno d&#8217;oggi c&#8217;è gente fulminata  nel  cervello che non si considera tossicodipendente perché non si  infila un ago in  mezzo alle dita dei piedi nei bagni della stazione.</p>
</div>
<div>
<p>Lo stesso sta succedendo con  quelli che hanno orchestrato la campagna dei post-it sulla bocca. Stanno facendo&#8230;</p>
<p>un quarantotto per una legge che verrà, mentre è ormai da anni in Italia  la  magistratura e la polizia possono chiudere un sito praticamente per  sempre a  totale discrezione loro, senza processo e senza difesa.</p>
</div>
<div>
<p>Della cosa se ne sono sempre  fregati tutti, perché all&#8217;inizio erano  misure contro i terroristi islamici o i  pedofili: tradotto,  riguardavano qualche immigrato con le pezze al culo e  qualcuno che era  considerato talmente rivoltante da non meritare alcuna  protezione,  nemmeno quelle richieste dalla Costituzione.</p>
</div>
<div>
<p>È bastato lasciare tempo al tempo  e si è arrivati al punto che se  uno sciroccato qualsiasi con qualche contatto  “importante” vi querela,  il magistrato che si occupa della questione decide che  il vostro blog,  tutto e per intero, deve essere chiuso e fa in modo che il  vostro  servizio di <em>hosting</em> stacchi la spina.</p>
</div>
<div>
<p>Mentre quelli che si lamentano del  fatto che una legge voglia  rendere obbligatoria la rettifica dei contenuti bla  bla bla,  contemporaneamente è pratica abituale che i blog vengano fatti chiudere   senza processo e senza condanna. Nel silenzio generale. Senza post-it.</p>
</div>
<div>
<p>Ora, nelle questioni giuridiche  non metto parola, non mi compete.  Però due cose mi paiono chiare. La prima, come  ho già avuto modo di  scrivere, è che in Italia <a href="http://ottagonoirregolare.blogspot.com/2009/09/i-puntini-sulle-i.html" target="_blank">manca  completamente una mentalità dei diritti personali inviolabili</a>,  che sono  sempre stati considerati sacrificabili in favore del partito,  della corporazione  e dello Stato. Anche perché pensate che in Italia  quelli che si definiscono  liberali e liberisti sostengono Berlusconi.  No, per dire a che livello  siamo.</p>
</div>
<div>
<p>La seconda è che una situazione  del genere (che un blog venga fatto  chiudere a tempo indefinito senza una  condanna e che nessuno se ne  lamenti) è il frutto maturo delle politiche di chi  per anni ha chiesto  allo Stato tutto. Abbiamo chiesto allo Stato di darci la  sanità, la  scuola, l&#8217;università, le pensioni, la casa, il lavoro, pensando di  non  dover dare niente in cambio. Non ci siamo resi conto che c&#8217;era un prezzo  da  pagare per tutte queste cose: la libertà. Così oggi, quello Stato a  cui ci siamo  rivolti mostrandoci deboli ed indifesi, ci tratta come  tali: se siamo deboli ed  indifesi, è giusto che sia lo Stato a decidere  quali blog dobbiamo leggere e  quali no. La censura è sempre fatta per  il nostro bene, no?</p>
</div>
<div>
<p>Al pari dei bambini degli anni  &#8217;80, i difensori della libertà a  mezzo post-it non riescono a distinguere la  censura e la limitazione  dell&#8217;espressione del pensiero nemmeno quando ci  sbattono contro, perché  sono stati abituati a pensare che la censura sia una  legge scritta da  un Presidente del Consiglio molto cattivo nella quale  esplicitamente si  ordina la censura. E finché quella legge non c&#8217;è, la vostra  libertà di  espressione può essere calpestata a piacere senza che se ne  accorgano.</p>
</div>
<p><a href="http://ottagonoirregolare.blogspot.com/2010/08/ci-si-puo-depilare-con-un-post-it.html" target="_blank"><em>Ottagono Irregolare</em></a><br />
[wordbay]“digitale”[/wordbay]</p>
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		<title>Il ritiro delle truppe americane dall&#039;Iraq</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 12:49:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[Il meme più in voga in questi ultimi giorni per quel che riguarda la politica estera è certamente l&#8217;abbandono, dopo 7 anni e mezzo dall&#8217;inizio della guerra, dell&#8217;Iraq da parte delle truppe americane. L&#8217;accordo siglato fra Washington e Baghdad prevede che dopo il 31 agosto resteranno in Iraq 50 mila militari senza funzioni di combattimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>meme </em>più in voga in questi ultimi giorni per quel che riguarda la politica estera è certamente l&#8217;<a href="http://www.guardian.co.uk/world/2010/aug/19/iraq-last-combat-troops-leave" target="_blank">abbandono</a>,   dopo 7 anni e mezzo dall&#8217;inizio della guerra, dell&#8217;Iraq da parte delle   truppe americane. L&#8217;accordo siglato fra Washington e Baghdad prevede  che  dopo il 31 agosto resteranno in Iraq 50 mila militari senza  funzioni di  combattimento ma solo con ruolo di assistenza e di  addestramento  (concetto che evidentemente non è ancora stato <a href="http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=474089" target="_blank">assimilato</a> dai soldati stessi); in seguito, entro la fine del 2011, l&#8217;insieme   delle truppe americane sarà fuori dall&#8217;Iraq (le promesse elettorali   erano di farlo con un anno di anticipo).</p>
<p>Sono necessarie due  precisazioni. In  primis le truppe che rimarranno in Iraq per un anno  abbondante non sono  composte da nuovi soldati, bensì si tratta  semplicemente di un  artificio neolinguistico, spiegato chiaramente&#8230;    da <a href="http://www.armytimes.com/news/2010/08/dn-brigades-stay-under-different-name-081910/" target="_blank">Army Times</a>:</p>
<div>
<blockquote><p>I soldati della seconda <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brigade_combat_team" target="_blank">Brigata di Combattimento</a>,   che compongono la 25^ Divisione di fanteria sono impiegati in Iraq  come  membri della Brigata di Assistenza e Addestramento, la  designazione  dell&#8217;Esercito per le brigate selezionate per assistere  alle forze di  sicurezza. Quindi mentre &#8220;l&#8217;ultima brigata statunitense  di  combattimento&#8221; ha lasciato l&#8217;Iraq, appena 50.000 soldati addestrati   dalla fanteria e dalle brigate di combattimento rimarranno,  analogamente  a due divisioni dell&#8217;aviazione.</p></blockquote>
</div>
<div>Risulta  evidente che il ritiro sia  più mediatico che reale se sei brigate  equipaggiate per il  combattimento e supportate da aerei da guerra che  decolleranno dalle  basi nel Golfo rimangono in territorio irakeno. Il  ritiro non è  sinonimo di un rimpatrio negli States, anzi, una brigata si  sposterà in  Kuwait e la maggior parte dei rimanenti verrà trasferita in   Afghanistan. In secondo luogo, a queste divisioni di soldati addestrati   a combattere si aggiungono i &#8220;soldati privati&#8221;. Nella lunga lista degli   appaltatori c&#8217;è la Blackwater, che recentemente ha pagato una <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-18077.htm" target="_blank">multa</a> di 42 milioni di dollari per evitare conseguenze penali per aver   violato l&#8217;embargo all&#8217;export di armi dall&#8217;Afghanistan (nascondendole in   casse di prodotti alimentari destinati a finire in Iraq). Nessuno ha   menzionato il destino degli 85,000 mercenari pagati dal contribuente   americano. Secondo gli accordi tra i due Paesi gli Stati Uniti   manterranno il controllo dello spazio aereo irakeno. Per far luce, o   quantomeno tentare di comprendere le reali intenzioni degli Stati Uniti è   necessario tornare indietro nel tempo di qualche anno. L&#8217;articolo che   segue, tradotto dall&#8217;<a href="http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/revealed-secret-plan-to-keep-iraq-under-us-control-840512.html" target="_blank">Independent</a>, può esser un buon inizio:</div>
<blockquote>
<div>Un  accordo segreto, negoziato a Baghdad, sancirà l&#8217;occupazione  militare  statunitense dell&#8217;Iraq in maniera indefinita, senza alcun  riguardo per  le dichiarazioni durante le elezioni presidenziali di  novembre. I  termini di questo accordo, di cui l&#8217;Independent è venuto a  conoscenza,  potrebbero avere un effetto esplosivo nella politica  irakena. Gli  ufficiali irakeni temono che l&#8217;accordo, che stabilisce che  le truppe  statunitensi occuperanno permanentemente le basi militari,  arresteranno  gli irakeni, condurrano le operazioni militari e godranno  dell&#8217;immunità  dalla legge, destabilizzerà la posizione dell&#8217;Iraq in  Medio Oriente e  porrano le basi per un conflitto interminabile nel  Paese. [...]</div>
</blockquote>
<div>Un ulteriore incentivo a stringere questo accordo è costituito dalla scelta del Governo americano di <a href="http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/us-issues-threat-to-iraqs-50bn-foreign-reserves-in-military-deal-841407.html" target="_blank">tenere</a> 50 miliardi di dollari provenienti dall&#8217;Iraq nelle casse della Fed, per   sollecitare l&#8217;accordo e spingere le autorità irakene ad avallare una   permanenza senza limiti temporali. La fondatezza dell&#8217;esistenza di un   accordo tra USA e Iraq trova riscontro non solo nel ruolo che   svolgeranno le Divisioni di Fanteria, ma anche in un altro aspetto.   Inizialmente gli Stati Uniti costruirono più di un centinaio di basi di   diverse dimensioni e con diverse funzioni sul territorio irakeno. La   domanda è, se l&#8217;intenzione di abbandonare definitivamente l&#8217;Iraq è   reale, per quale motivo l&#8217;esercito sta rendendo alcune di queste <a href="http://www.fcnl.org/iraq/bases_text.htm" target="_blank">basi &#8220;permanenti&#8221;</a>?</div>
<div><a href="http://svolte-epocali.blogspot.com/2010/08/il-ritiro.html" target="_blank"><em>Svolte Epocali</em></a></div>
<div></div>
<div>[wordbay]“tips”[/wordbay]</div>
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		<title>La scelta nucleare è un piacere che questo Governo fa alle imprese</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 12:45:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritorno al nucleare, il Governo parla di indennizzi alle aziende qualora in futuro l’Italia innestasse la retromarcia. Vuol mettere un’ipoteca sul nostro futuro, insomma. Intanto un’analisi appena effettuata da Standard &#38; Poor’s (società di ricerche finanziarie) e relativa agli Stati Uniti dice che senza finanziamenti pubblici il nucleare non è in grado di reggersi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogeko.it/2010/decreto-sblocca-reti-la-farsa-nucleare-torna-cio-che-la-corte-costituzionale-ha-bocciato/" target="_blank">Ritorno al nucleare</a>, il Governo parla di <strong>indennizzi </strong>alle aziende qualora in futuro l’Italia innestasse la retromarcia. Vuol  mettere un’<strong>ipoteca</strong> sul nostro futuro, insomma.</p>
<p>Intanto   un’analisi appena effettuata da Standard &amp; Poor’s (società di  ricerche  finanziarie) e relativa agli Stati Uniti dice che senza <strong>finanziamenti  pubblici</strong> il nucleare non è in grado di reggersi in piedi. Non è  competitivo.</p>
<p>La deduzione? La scelta nucleare è un piacere che questo  Governo fa alle<strong> imprese</strong>. Non certo alla gente.</p>
<p>Le cose con ordine. La possibilità di  <strong>indennizzi</strong>&#8230;    alle  aziende in caso di dietrofront dell’Italia sul  nucleare è stata  annunciata dal sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano  <strong>Saglia</strong>.  Un sottosegretario che è quasi quasi un ministro:  infatti da oltre tre  mesi e mezzo (dimissioni di Scajola) la carica è vacante, e  il primo  ministro Berlusconi regge l’interim.</p>
<p>Saglia ha dichiarato che si   sta valutando “una sorta di indennizzo” per le imprese nel caso in cui  il  programma del Governo sul ritorno al nucleare “non dovesse  completarsi o un  governo successivo dovesse <strong>contraddire</strong> la decisione già  presa”.</p>
<p>Traduzione. I soldi per il nucleare verranno estratti dalle  tasche dei <strong>contribuenti </strong>anche qualora si verificasse un  soprassalto nazionale di buonsenso.</p>
<p>E in ogni caso per il nucleare è  indispensabile il <strong>denaro pubblico</strong>.  Il denaro dei contribuenti.  Lo dice un’analisi di Standard &amp;  Poor’s relativa alla situazione negli Stati  Uniti. E’ stata pubblicata  sul sito di informazione sui mercati Platts, che è in  gran parte  riservato agli abbonati, ma Greenreport ne ha ripreso il  succo.</p>
<p>Dice che il nuovo sviluppo nucleare degli Stati Uniti dipende da<a href="http://www.blogeko.it/2010/obama-peggio-di-bush-finanzia-la-costruzione-di-centrali-nucleari-le-prime-negli-usa-da-trentanni/" target="_blank"> sostegni federali come prestiti di garanzia</a>, “loan  guarantees”, senza i quali la costruzione delle centrali nucleari non sarebbe  <strong>economicamente</strong> competitiva.</p>
<p>Si può anche aggiungere che  <strong>Citigroup</strong>, la più grande azienda di servizi finanziari nel  mondo, ha già <a href="http://www.blogeko.it/2010/quanto-costera-lenergia-nucleare-citigroup-smentisce-le-rosee-previsioni-del-governo/" target="_blank">smentito  le rosee previsioni </a>del Governo italiano: con l’energia nucleare la bolletta  dell’elettricità sarà <strong>più salata</strong>, e non più leggera.</p>
<p>Non  la pensate come me, e ritenete invece che il nucleare sia <a href="http://www.blogeko.it/2009/centrali-nucleari-e-salute-nelle-vicinanze-degli-impianti-aumentano-cancro-e-leucemie-nei-bambini/" target="_blank">sicuro</a> e che non <a href="http://www.blogeko.it/2010/fallimento-radioattivo-la-germania-rimuove-le-scorie-nucleari-dalla-miniera-di-asse/" target="_blank">inquini</a>? Guardate il vil denaro, allora. E chiedetevi chi lo  <strong>perde</strong>, e chi lo guadagna.</p>
<p><a href="http://www.blogeko.it/2010/il-governo-ipoteca-il-futuro-indennizzi-alle-aziende-se-litalia-fara-retromarcia-sul-nucleare/" target="_blank"><em>blogeko</em></a></p>
<p>[wordbay]“pc”[/wordbay]</p>
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		<title>Inceneritori, diossine e malformazioni fetali</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 11:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritori]]></category>
		<category><![CDATA[malformazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei portare a conoscenza dei suoi lettori quanto emerso da un studio epidemiologico di recente pubblicato (Occup Environ Med 2010; 67, 493-499), condotto in Francia e riguardante l&#8217;insorgenza di malformazioni al tratto urinario in bambini nati da madri esposte prima del concepimento o nelle primissime fasi della gravidanza ad emissioni di impianti di incenerimento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei portare a conoscenza dei suoi  lettori quanto emerso da un studio epidemiologico di recente  pubblicato  (Occup Environ Med 2010; 67, 493-499), condotto in Francia e  riguardante l&#8217;insorgenza di malformazioni al tratto urinario in bambini  nati da madri esposte prima del concepimento o nelle primissime fasi  della gravidanza ad emissioni di impianti di incenerimento di rifiuti.</p>
<p>Lo studio ha identificato 304 casi di  malformazioni di questo tipo diagnosticate nel periodo  2001- 2003 nel  sud est della Francia ove sono attivi  21 inceneritori ed ha  evidenziato, entro 10 km dalla fonte ed  in base all&#8217;esposizione a  diossine calcolata su un  modello di ricaduta, un rischio di insorgenza  di malformazioni variabile da tre a quasi sei volte l&#8217;atteso&#8230;<br />
Ancor più interessante dello studio stesso è però l&#8217;editoriale che  compare nella prestigiosa rivista scientifica in cui lo studio  è  pubblicato ed in cui si afferma ciò che ormai da anni noi medici (e  fortunatamente non solo noi) andiamo dicendo e cioè che questi impianti,  oltre che immettere  fumi in atmosfera, producono ceneri tossiche che  da qualche parte vanno collocate, contribuiscono al riscaldamento  globale e, soprattutto, una volta costruiti, vanno alimentati con  rifiuti ed ostacolano quindi il diffondersi di pratiche molto più  virtuose quali la riduzione, il recupero/ riciclo ecc.</p>
<p>I danni  che gli inceneritori provocano sono ormai indiscutibilmente  riconosciuti;  nello studio condotto in prossimità dei due inceneritori  di Forlì non sono state purtroppo indagate le malformazioni; tuttavia,  nel livello sub-massimale di esposizione, il più popolato,  si è avuto  un incremento del rischio di abortività spontanea del 44%. Malformazioni  ed abortività spontanea sono eventi strettamente correlati in quanto  quest&#8217;ultima riflette l&#8217;azione nociva sull&#8217;embrione e sul feto delle  sostanze tossiche cui la madre è esposta e  che, qualora non si arrivi  all&#8217;aborto,  può esitare in malformazioni.</p>
<p>Comunque, sempre  dallo studio condotto in prossimità degli impianti a Forlì, si  documenta,  nel livello di esposizione citato e nelle sole donne,  un  aumento di ricoveri per: malattie renali (oltre il 200% ) infarto,  infezioni respiratorie, scompenso cardiaco ed un aumento di  morte per  tumori ( stomaco, colon retto, polmone, sarcomi, linfoma di Hodgkin,  vescica, cervello, leucemie) e complessivamente nell&#8217;intera area  esaminata ben 116 decessi oltre l&#8217;atteso fra le donne nei  13 anni presi  in esame.</p>
<p>Tutto ciò non deve stupire se si pensa che nelle  emissioni di questi impianti, nonostante l&#8217;utilizzo di tecnologie  adeguate,  sono comunque presenti inquinanti di ogni specie ( dal  particolato, ai metalli pesanti, alle diossine). Del resto, da quanto   di recente emerso sulla stampa, anche l&#8217;inceneritore di Montale non è  stato da meno, se si sono registrati ben 152 morti per cancro in eccesso  nei soli  Comuni di Montale ed Agliana ( di Montemurlo, l&#8217;altro comune  soggetto alle ricadute, non sono disponibili  i dati)</p>
<p>E infine  c&#8217;è davvero bisogno di continuare a fare studi per avvalorare ciò che il  semplice e comune buon senso indica: perché continuare a spargere  veleni, tanti o pochi che siano,  quando ne possiamo fare assolutamente a  meno?</p>
<p><a href="http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=8746&amp;Itemid=26" target="_blank"><em>Casa della Legalità e della Cultura</em></a></p>
<p>[wordbay]“digitale”[/wordbay]</p>
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		<title>I prezzi delle agenzie di viaggio sono un casino, allora guardate con questo sistema come è facile trovare la vostra vacanza a buon prezzo</title>
		<link>http://www.selvagg.it/2010/07/i-prezzi-delle-agenzie-di-viaggio-sono-un-casino-allora-guardate-con-questo-sistema-come-e-facile-trovare-la-vostra-vacanza-a-buon-prezzo/</link>
		<comments>http://www.selvagg.it/2010/07/i-prezzi-delle-agenzie-di-viaggio-sono-un-casino-allora-guardate-con-questo-sistema-come-e-facile-trovare-la-vostra-vacanza-a-buon-prezzo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 14:55:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mikele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[vacanza]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo impazzendo da circa una settimana per trovare una vacanza a buon prezzo, tutte le offerte che trovavo su internet partiva da &#8230; (ex. 80 €) per poi salire fino a 600 &#8211; 1500 euro, cavolo che sistema complesso per vendere vacanze, fino a quando non sono capitato su questo sito, dove cè la mappa della zona che ti interessa, clikki sulla struttura desiderata e avredrete subito il prezzo min e max, con una piccola differenza, non ci sono spese da pagare del tipo, pulizia finale, costi accessori, tessere obbligatorie, ecc &#8230;</p>
<p>Provare per credere, il 10 luglio parto per la Puglia a 245 euro, con colazione inclusa, senza ulteriori spese, ecco il sito:</p>
<p><a href="http://www.bed-and-breakfast.it/mappa_lecce.cfm" target="_blank">http://www.bed-and-breakfast.it/mappa_lecce.cfm</a></p>
<p>Naturalmente basta inserire la regione che interessa e via in vacanza</p>
<p></p>
<p>[wordbay]“digitale”[/wordbay]</p>
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