Talvolta solo un filo sottilissimo separa la tragedia dalla comicità, il drammatico dal grottesco e in alcuni casi, come quello dell’Italia di oggi, può accadere che anche questo filo venga meno, facendo si che l’intreccio fra eventi drammatici ed atteggiamenti caricaturali arrivi a costituire un’unica melma emanante miasmi venefici. Una melma tanto urticante e pericolosa, quanto ridicola e per molti versi disarmante.
A determinare la catastrofe non un evento naturale, un terremoto, un uragano, un’alluvione. Non un cedimento strutturale, un errore umano o la scarsa efficienza dei sistemi di sicurezza. Bensì…
A corollario del tutto un marasma di notizie, dichiarazioni e considerazioni, spesso contraddittorie fra loro, provenienti dalle autorità, dalle ASL e dalle associazioni ambientaliste, in base alle quali l’entità della catastrofe si dilata e ridimensiona a seconda della fonte, quasi petrolio, acqua e terra non fossero elementi oggettivi, ma piuttosto strumenti alchemici soggetti a personale interpretazione.
Su tutti le parole “dell’eroe nazionale” Guido Bertolaso che considera ormai il disastro praticamente risolto, grazie all’aspirazione di buona parte del gasolio dalle acque, previa sostituzione con una dose equivalente di ottimismo che resusciterà la fauna uccisa o compromessa, ripulirà magicamente le falde inquinate, eviterà qualunque infiltrazione nei terreni e riporterà fiumi e mare alla trasparenza adamantina degli inizi del secolo scorso.
Al tempo stesso notizie di nuovi sversamenti di sostanze nocive nel fiume Lambro, da parte di altre mani criminali che hanno pensato bene di approfittare dell’occasione per smaltire a costo zero qualche tonnellata di rifiuti tossici in loro possesso e il rinvenimento nelle acque del PO, vicino a Porto Tolle di elevate dosi di 1.2 dicloretano, (sostanza estremamente tossica originata nella produzione delle materie plastiche) che ancora altre mani criminali hanno riversato nelle acque, approfittando del fatto che il gasolio già presente ne impediva l’immediata individuazione a vista nell’acqua nera e oleosa.
Come risultato finale oltre 10.000 persone che vivono nei comuni vicini alle foci del Po sono attualmente privi dell’acqua potabile. Il Lambro ha ormai terminato la propria metamorfosi destinata a trasformarlo in una fogna abiotica a cielo aperto. Il più grande fiume d’Italia ha subito la “spallata” forse decisiva volta ad estirpare dal suo corso le ultime reminescenze di vita. La pianura padana, oltre che con la nube bruna, si troverà a fare i conti con lo stato sempre più compromesso dei propri corsi d’acqua. Guido Bertolaso, avendo ben compreso che se in Italia è possibile negare ogni addebito in materia di tangenti e appalti truccati anche di fronte all’evidenza dei fatti, si può fare altrettanto anche riguardo alle catastrofi ecologiche, continuerà a rassicurare tutti senza neppure arrossire in volto.





