Il Codacons: «L' indice è falsato, con le polizze sottostimate e un peso eccessivo per i gadget»


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I prezzi al consumo tornano a crescere (+1,3% su base annua e +0,1% mensile a gennaio) nonostante l’ economia quasi ferma. Cambia il paniere dei beni e servizi in base al quale si rileva l’ indice sintetico d’ inflazione, e su questo cambiamento le associazioni di consumatori hanno qualcosa da ridire, perchè la selezione delle voci e il loro peso sembrano fatti apposta (è l’ accusa) per sottostimare la crescita media dei prezzi. A far bruciare l’ inflazione sono soprattutto i listini della benzina (+17,8% in un anno), del carburante diesel (+9,4%) e del gasolio per riscaldamento (+7,4%). Viaggiare in autostrada costa il 7% in più.

Va malissimo a chi sceglie l’ alternativa dei treni perchè scopre biglietti mediamente più cari del 14,9%. Altri incrementi di prezzo molto forti riguardano le bevande analcoliche e i tabacchi (+4,5%). Per fortuna ci sono anche i prezzi che scendono. La bolletta del gas cala del 15,5% e quella della luce del 6,2% rispetto a un anno fa. E’ merito dell’ Autorità dell’ energia, altrimenti potremmo scordarci di vedere delle tariffe che vano giù, nonostante l’ esistenza di un mercato teoricamente libero (di fatto ingessatissimo). Diminuisce anche il costo dei telefonini (-4,3%) e qui il discorso è diverso: il vantaggio per il consumatore arriva grazie a un mercato molto competitivo in questo settore. L’ Ufficio studi Confcommercio (organizzazione dei negozianti) commentando i dati parla di «sostanziale stabilità dei prezzi al consumo su base mensile» e di «rialzo, largamente prevedibile, su base annuale, determinato dall’ aumento dei prezzi delle materie prime petrolifere». La Confesercenti dice che «il gelo della crisi si abbatte sui prezzi e in particolare sui prodotti di largo consumo». Opposto il punto di vista delle associazioni di consumatori: «E’ gravissimo – secondo Adusbef e Federconsumatori – che in una situazione di grave contrazione dei consumi come questa, si verifichi il rialzo del tasso di inflazione». Sempre secondo i consumatori, il tasso di inflazione annuale all’ 1,3% «comporterà un aggravio di spesa medio per famiglia di 390 euro annui». Comunque è l’ ultima volta che viene usato il paniere di beni attuali: nel 2010 per il calcolo dell’ inflazione entrano nuove voci, per esempio le spese per la badante e i voli «low cost» nazionali (quelli in Europa c’ erano già). Inoltre trova spazio lo «smartphone» (cioè il cellulare con cui si naviga anche in Internet e si gestisce la posta elettronica) e il «nettop», cioè il mini-computer per la navigazione in Rete. Entra nel paniere anche l’ intervento medico in regime privatistico.

Escono invece la lampadina tradizionale a incandescenza, i fiammiferi e la riparazione dell’ orologio. L’ associazione di consumatori Codacons contesta il peso attribuito ad alcune voci nel comporre l’ indice sintetico dei prezzi. «Attribuire dei pesi sballati – afferma il Codacons – porterà inevitabilmente a valori dell’ inflazione falsati. Permangono pesi lunari, come quello dell’ assicurazione sui mezzi di trasporto per la quale, secondo l’ Istat, le famiglie spenderebbero solo l’ 1,3085% dei loro consumi, meno di quello che spendono al bar (2,32%)». Incalzano Adusbef e Federconsumatori: «Il peso reale delle polizze arriva al 5-6% dei costi delle famiglie». Le due associazioni deplorano l’ immissione nel paniere di «beni altamente tecnologici, che non hanno raggiunto una densità di utilizzo elevata, e che avendo costi iniziali elevati (vedi lo smartphone) sono continuamente sottoposti a forti variazioni al ribasso». In parole povere: sono cose che pochi hanno, ma i cui prezzi sono in costante calo, perciò se li si mette nel paniere abbassano l’ inflazione in maniera artificiale. Una voce di spesa che all’ Istat risulta praticamente ferma, sia nel dato dell’ inflazione mensile (invariato) sia in quello annuale (dove si registra un modestissimo +0,3%), è il comparto dei cibi. La Confederazione italiana agricoltori sottolinea che «il crollo di prezzo dei prodotti dei campi, un -6,5% a novembre, blocca i listini al dettaglio degli alimentari, ma i consumi non decollano e continuano a ristagnare». Nel 2009 sono nettamente calati i consumi di derivati dei cereali (-1,5%), cioè pane, primi piatti surgelati e biscotti dolci, e sono stati penalizzati anche quelli di carne bovina (-3,2%) e di pollame (-1,2%), di olio di oliva (-1,2%) e di vini e di spumanti (-0,8%). Nell’ avvio del 2010 non si nota alcuna ripresa di queste voci.

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