PEC: sia fatta la volontà del ministro


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brunetta

Scritto da Guido Scorza

Negli ultimi mesi mi sono ritrovato spesso a parlare (non solo ma in buona compagnia) della malsana idea del Ministro Brunetta di regalare a tutti i cittadini a spese di tutti i cittadini un indirizzo di posta elettronica certificata producendo, peraltro, effetti dirompenti sul mercato (che non c’è data la scarsa utilità dello strumento!) delle comunicazioni elettroniche certificate per un verso saturandolo e, per altro verso, consegnandolo nelle mani di due soli operatori sostanzialmente predestinati: PosteCert ed Infocert rispettivamente per i servizi di posta elettronica certificata per i cittadini e per quelli alle imprese.

Ripercorrere l’intera storia mi sembra inutile ma chi non l’avesse seguita dall’inizio, volendo ne trova un riassunto nel video di chiusura di questo post ed alcuni approfondimenti (peraltro non esaustivi di quanto sin qui è stato scritto sulla vicenda) in questa breve weblografia:

- Cittadini Internet: un’ampia rassegna di informazioni e riflessioni sull’argomento

- Pane e Pec per tutti, Punto Informatico: un mio pezzo con alcune riflessioni-profezia

- Il blog di Marco Scialdone: molti interessanti post sull’argomento

- PEC-ché?, Punto informatico, un bel pezzo di Andrea Lisi e Luigi Foglia

- PEC gratis: tutta la verità, Tech Pro, Francesco Forestiero

- Alcuni post su questo blog: 1-2-3-4 (ne segnalo solo alcuni ma se non vi bastano ne trovate altri…ho dimenticato di taggare!).

[ANNUNCIO DI SERVIZIO: Ovviamente dimentico molto e molti ma se mi segnalate le dimenticanze - senza esitazioni né false modestie -  le inserisco in tempo quasi reale].

L’epilogo della vicenda (o il quasi-epilogo) è rappresentato dalla pubblicazione – della quale mi ha dato con la consueta tempestività notizia Massimo Penco – nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del Bando di gara per la concessione del servizio avvenuta lo scorso 5 agosto (e addirittura il 12 su quella italiana!) con termine per la presentazione delle offerte al 9 settembre (c’è periodo migliore per garantirsi una bassa audience ed una scarsa partecipazione?).

Nei prossimi giorni credo  sarà indispensabile farsi coraggio ed esaminare più da vicino i documenti di gara (si possono chiamare così anche quando contengono già i nomi del vincitore?), interessarne le competenti istituzioni europee (che peraltro stanno già seguendo l’evolversi degli eventi su segnalazione di Cittadini Internet) e prepararsi, eventualmente, ad agire dinanzi al Giudice amministrativo ed alla nostra Autorità Antitrust ma, frattanto, mi sembra importante iniziare a parlarne – sebbene ad agosto abbiamo tutti di meglio da fare come evidentemente noto alla regia di questa brutta storia italiana – evidenziando da subito alcuni profili che rendono il bando di gara un’autentica presa in giro.

Uno su tutti: come già anticipato – ma all’epoca si trattava di un’ipotesi – l’aggiudicatario dovrà possedere una “Rete di sportelli fisici in grado di assicurare un punto di accesso in almeno l’80% dei comuni italiani con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti, con orario di apertura al pubblico, dal lunedì al sabato, 9.00-13.00″.

Poste italiane certamente ne dispone. Conoscete altri soggetti attivi nel mercato delle comunicazioni elettroniche che possano dire altrettanto?

Come giustamente mi segnala Massimo (Penco) inoltre il bando richiede che l’aggiudicatario sia iscritto nell’elenco di cui all’art. 14 del D.P.R. 68/2005 dimenticando, tuttavia, la previsione di cui al successivo art. 15 del medesimo provvedimento che estendeva la possibilità di erogare servizi di posta elettronica certificata anche ad imprese stabilite in altri Paesi dell’Unione Europea.

A Bruxelles piacerà questa disposizione vagamente nazionalista e restrittiva?

Si tratta, tutto sommato, di un affare da 50 milioni di euro!

Il bando, inoltre, richiede espressamente ai partecipanti (saranno tanti? ;) ) di evidenziare nell’offerta eventuali servizi accessori che intendessero offrire, a titolo oneroso, ai cittadini ai quali la PA “regalerà” (non sarà ingannevole parlare di regalo quando tutti i cittadini si pagheranno il servizio con la finanza pubblica ed anzi la maggior parte degli italiani lo pagherà a quei pochi che ne faranno richiesta?) la posta elettronica certificata.

Con questa previsione un’altra delle peggiori profezie dei mesi scorsi si è avverata: non solo si regala – in questo caso il verbo è certamente utilizzato a ragion veduta – ad un solo operatore un mercato da 50 milioni di euro ma gli si consegna altresì la possibilità di realizzarci sopra – utilizzando la posizione dominante “conquistata” all’esito della gara – fior fiore di quattrini in corrispettivi di servizi accessori dei quali difficilmente gli utenti dei servizi di posta elettronica certificata di base sapranno fare a meno.

Un’ultima questione – per il momento – che mi era francamente sfuggita e che ha francamente del ridicolo: la PEC che Brunetta “regalerà” – nel senso appena chiarito di “obbligare a comprare”- a tutti i cittadini italiani sarà utilizzabile per le sole comunicazioni tra PA e cittadino con la conseguenza che per tutte le altre comunicazioni i cittadini dovranno comprarsi un’altra PEC o magari pagare al concessionario di Stato un corrispettivo ulteriore a fronte della possibilità di utilizzarla anche per comunicazioni ulteriori!.

Una domanda per il Ministro Brunetta: questa secondo Lei è innovazione?

Ci vuole poca fantasia ad immaginare che la limitazione d’uso sia stata suggerita al Ministro – troppo intelligente e e pragmatico per partorire una simile idiozia – da un solerte consulente che ha inteso con ciò contenere l’impatto anticoncorrenziale dell’iniziativa ma, francamente, è meglio distruggere un mercato in nome dell’innovazione (vera) che distruggerlo comunque – sebbene nascondendosi dietro ad un dito – in nome di un’evidente non innovazione: come dire che lo Stato regala a tutti i cittadini una penna per firmare le istanze rivolte alla PA ma che poi devono comprarsene un’altra – o pagare l’inchiostro extra consumato – se vogliono usare la penna anche per firmare un assegno!

Se ci riuscite fate una pausa e, magari da sotto l’ombrellone, parlatene, scrivetene, parliamone: sono soldi nostri e, quel che è peggio, è l’innovazione del e nel nostro Paese che si stanno spartendo!

guidoscorza

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No Responses to “PEC: sia fatta la volontà del ministro”

  1. Caro Mikele,
    Un profondo ringraziamente per avere anche tu contribuito adiffondere le nostre battaglie sulla PEC e non solo, è un argomento importante dove in pochi hanno capito che il problema non è quello intrinseco alla PEC, bemsì è l’imposizione a tutti i cittadini Italiani di un modo nuovo di comunicare che giusta o no non può essere condivisa come non lo è in tutto il mondo. Ovviamente hai dimenticato qualcosa troverai ulteriori notizie e centinaia di pagine scritte sull’argomento nello ZIBALDONE sulla PEC: https://www.cittadininternet.org/home.asp?id=68 Sarei lieto entrassi a far parte della nostra associazione, dove potrai seguire in prima persona l’evolversi di questa ed altre problematiche.
    Grazie ancora a nome di tutti ” I Cittadini di Internet” saluti
    Massimo Penco

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