Appello alle case motociclistiche, sella troppo alta nelle moto, i bassi cosa fanno?


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Vanno a piedi mi verrebbe da dire scherzosamente!!!!

Purtroppo questa e’ una realtà vera, le selle delle moto sportive sono solo per i piu’ alti (escludiamo a priori le enduro), allora il gentil sesso, che di solito non è troppo alto e i poveri maschietti bassini, cosa devono fare? Comprare una custom?

Questo e’ un appello alle case motociclistiche, “Pensate anche ai piu’ bassi, in quanto le donne motocicliste stanno aumentando ed è difficile trovare una moto sportiva con la sella bassa, che non sia una custom, anche facendo tutte le modifiche possibili … per abbassarla.

Allego l’ esperienza di una donna con la vera passione della moto Vittoria, trovata per caso e non ho potuto fare a meno di non leggerla:

“SONO BASSA! Come faccio?”

Vittoria
Domanda che spesso le ragazze si fanno.
Io sono alta 147 centimetri, ma la mia bassezza non mi ha mai limitato! Certo non è stato facile, l’amore per le due ruote è fortissimo, ancora oggi penso che se non fosse stato così avrei lasciato perdere alla prima moto, eppure dopo vent’anni di carriera motociclistica, sei moto e trecentomila chilometri, mi meraviglio ancora di riuscire a salire in moto e partire! Chi è alto non può capire, e per me alto è uno che supera i 155 cm.
Tagliata fuori da quasi tutta la vita quotidiana e sociale, mi sono ritagliata il mio spazio nel mondo. Volevo essere diversa, un po’ originale come lo è tutta la mia famiglia (tutta bassa), dopo qualche anno di ciclismo, ho deciso che per andare lontano avevo bisogno di un motore, sono andata a lavorare a 16 anni per risparmiare i soldi e realizzare il mio sogno che, mia mamma dice, coltivavo già in fasce. A 18 il primo acquisto e ho cominciato a girare l’Italia e poi l’Europa. Il sogno nel cassetto è la traversata del Canada, ripercorrere il tragitto di Terry Fox, prima o poi ce la farò e sicuramente a cavallo della mia moto.
La mia prima moto nel 1981 è stata una Honda 350 Four, bellissima, verde bottiglia, già all’epoca vecchia che ogni due per tre mi lasciava a piedi, con lei ho scoperto l’importanza dell’equilibrio e la contorsione che impongo ancora oggi alla mia spina dorsale per mettere giù l’unico dito che appoggio a terra: il pollice (preferibilmente del piede destro)! Non istigatemi a tirarvi un calcio, potreste ritrovarvi sulla luna!
E’ stata dura davvero, a parte l’appoggio di mio papà che mi ha seguito nei primi momenti, ero completamente sola, con questo bestione di 160 kg, io ne pesavo 40, a girare per Milano appena potevo. Non so quante volte ho fatto il giro della circonvallazione perché mi terrorizzava girare a destra o sinistra, e poi c’era il pavet, maledetto!, che ancora oggi mi toglie il fiato, si perché ti fermi, magari un po’ barcollante e poi dove devi mettere giù l’unico dito e… c’è il BUCO! Marciapiedi, gomme delle macchine parcheggiate, qualche caduta tra le risate generali, sollevare da sola la moto e ripartire tutta storta perché non ci arrivi. Sono cose pesanti da digerire, scatta la rivalsa, la cocciutaggine e ha vinto la perseveranza.
Oggi rido di quelle prime esperienze, eppure tutte le volte che salgo in moto la deglutizione si fa difficile e mi prende una roba allo stomaco e mi domando: arriverò a casa con qualcosa in mano? E tutte le volte che arrivo, ormai quasi sempre intera, ringrazio la motina di non avermi disarcionato. Con lei ho fatto 20.000 km, per lo più in città e dintorni, le prime gite fuori porta, le prime esperienze di abbigliamento, congelamenti, mutande bagnate…
La seconda è stata una Honda CBX 550 FII nel 1985, 200 kg, 65.000 km. Portapacchi e tre bauletti, borsa del serbatoio, mi ha accompagnato nei primi viaggi, aveva la sella che era più dura del muro perché l’avevo completamente spolpata ed era dura e pesante di sterzo, con lei ho imparato la gioia della piega perché in quanto a tenuta era imbattibile.
Poi c’è stata un’altra Honda, un CBR 600 nel 1991, grande amore, 132.000 km, moto eccezionale che rimpiango ancora oggi, purtroppo è stato l’ultimo modello umano, poi è cominciata la serie dei 100 cavalli e la sella è diventata troppo alta, anche con le modifiche rimarrà un desiderio.
Tradimento della serie con un Kawasaki Ninja 600 nel 1998, 32.000 km in un anno, viaggio di nozze da sballo Milano-CapoNord-Gibilterra-Milano in un mese, borse semirigide, borsa da sella, borsa del serbatoio, qualcuno inorridirà, eppure era bella bardata da viaggio e con un po’ di peso teneva meglio la strada.
E finalmente una Ducati, un Monster 900 a carburatori nel 2000 che soffriva il freddo e aveva sempre il raffreddore, eppure era bellissimo, rubato una sera di maggio del 2002, avrei compiuto i 300.000 con lui, non ce l’ho fatta per 5.000 km, toccherà a Geronimo, il mio nuovo Monster, tagliare questo grande traguardo, lo passeremo insieme quest’estate mentre bighelloneremo tra la Svizzera e la Francia, perché quest’anno purtroppo ci aspettano ferie tranquille.
La prima regola è amore e passione!
La seconda è: fregatene di chi ti dice di lasciar perdere o “ma non è troppo grossa per te?”
Tralascio la risposta che do a chi mi fa questa domanda scema!
Oggi ci sono moto per tutti i gusti e possibilità di adattarle per poter guidare in sicurezza anche quando non si arriva troppo bene. Le mie scelte sono sempre ricadute su moto sportive perché mi piace la guida grintosa, l’unica volta che ho provato l’Intruder di mio marito ho grattato tutto quello che c’era da grattare, non fanno per me, non ancora. Finché il mio dito me lo permetterà, sceglierò moto che mi suggerisce il cuore, poi si vedrà.
Se siete arrivate fin qui a leggere vuol dire che siete veramente interessate (o veramente basse ;-) e allora vi svelerò qualche dritta per abbassare la moto e qualcun’altra per limitare i danni.
Purtroppo essere piccoli limita, io non riesco a fare le inversioni, scendo e le faccio a mano, qualsiasi manovra è consigliabile non farla in sella, si rischia per niente, si perde in eleganza, ma si acquista in sicurezza. E’ sempre consigliabile non infilarsi in posti dove non si è sicuri di uscire, meglio scendere e parcheggiare la moto in modo che poi sia facile salire e partire. Le code ai caselli, i traghetti, le frenate d’emergenza, lo sterrato, le sconnessioni dove devi fermarti, si supera tutto, bisogna solo avere l’occhio più lungo di chi stiracchia pigramente la gamba e mette giù un bel 42, sì perché c’è anche la fregatura della lunghezza piede, non posso contare neanche su quella visto che ho un misero 33 e allora scarpe da moto del 36 che mi fanno guadagnare qualche micro di centimetro. Evitate di innamorarvi di moto impossibili, otterreste solo di scontrarvi con la realtà che è come un pugno sul muso. Concentrate la vostra attenzione su moto possibili, meglio se vi piacciono anche esteticamente, sella stretta, possibilmente corte tra sella e manubrio, sdraiati sul serbatoio si perdono fino a 3 cm di lunghezza gamba.
Per comodità misurate la lunghezza della vostra gamba dal cavallo a terra, in genere una moto può scendere di 5/6 cm, quindi se la moto parte da 81 meno 5=76 (e non potete avere meno di questo perché io godo di 70 cm di cavallo) siete in… sella! Non posso negare che la fatica faccia parte della vita dei piccoli, quindi rassegnatevi. Ho la fortuna di avere un corpo forte per natura, aiutato da 10 anni di judo più qualche altro sport qua e la e addominali in forma, qualche flessione sulle braccia tutti i giorni e una buona dose di resistenza, vi aiuterebbero di sicuro. Ma tengo a precisare che una moto non è da tenere su, lei sta su da sola, l’importante è rispettare il suo equilibrio. Guardate sempre dritto avanti a voi quando vi dovete fermare, mantiene il corpo perfettamente in linea con la moto e lo stesso fate quando ripartite, non arrivate agli stop guardando da parte, i pesi tendono ad andare dove state guardando e la moto pure… E una volta che le ruote girano il peso non c’è più. Ragionamento e previsione! Terza regola da rispettare, è questione di tempo, poi tutto diventa naturale, importante è mai sopravvalutarsi, mai allentare l’attenzione, ma attente che il tutto non diventi un incubo. Il respiro rotto dalla paura non fa ragionare.
Attenzione alle frenate d’emergenza, alzano il posteriore che tende a scendere violentemente quando mollate il freno con conseguente sbilanciamento dei pesi, distanze di sicurezza e previsione di qualsiasi possibile ostacolo garantiscono di stare in piedi. Non voglio terrorizzarvi, se poteste vedermi capireste che non c’è niente di impossibile, solo un po’ più difficile, ma fattibile.
Vi ringrazio dell’attenzione e spero che l’essere piccole finisca di essere un problema e soprattutto non vergognatevi di farvi aiutare, se siete in compagnia fa più piacere aiutare in un’inversione che tirare su la moto da terra. Ignorate chi vi deride e concentratevi su chi vi apprezza, su chi apprezza la vostra gentile determinazione.
Spero di andare in moto ancora per tanti anni, di fare ancora tanti chilometri e di condividere con mio marito ancora tante emozioni, spero che il mio dito mi sorregga in questo mio intento e che la forza d’animo di accompagni nella mia strada il più a lungo possibile. E lo auguro anche a tutte voi.
Tanti chilometri a tutte.
Vittoria

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